Boscimani/Tribunale
Ultima fase del processo intentato dagli indigeni Boscimani contro lo stato del Botswana, che li ha sfrattati dalla loro terra d’origine nel 2002. In dicembre la sentenza dell’Alta Corte del Botswana.

Venerdì 8 settembre si è chiuso il lungo processo che vedeva implicate il governo del Botswana e la comunità dei Boscimani. L’alta  corte del Botswana, dopo aver ascoltato le arringhe finali degli avvocati, ha annunciato  che la sentenza verrà emessa pubblicamente il prossimo 13 dicembre, anche davanti ai giornalisti.
Sembra finalmente alla sua fase finale il processo più costoso nella storia del Botswana, che ha visto come parte in causa gli abitanti più poveri del paese africano.
 
Dall’aprile 2002, i Boscimani stanno lottando per poter tornare nella loro terra, nella Central Kalahari Game Reserve, da cui erano stati brutalmente sfrattati nel febbraio dello stesso anno. Alla notizia della loro espulsione dalla riserva l’opinione pubblica mondiale si era mobilitata. L’APM (associazione per i popoli minacciati) monitora da sempre il processo in corso: se il dislocamento forzato dei boscimani venisse riconosciuto illegittimo, sarebbe non solo una grande vittoria, ma si tratterebbe di un importante precedente per tutti i popoli indigeni africani a cui non vengono riconosciuti i più elementari diritti.
 
Abitanti più antichi dell’Africa meridionale, i Boscimani vivono nella distesa del deserto Kalahari da almeno 20.000 anni. Divisi in 12 tribù, le differenze di lingua e tradizioni sono state superate facendo causa comune al lungo processo, arenatosi più volte in questi 4 anni, per vizi di procedura, ritardi e rinvii ingiustificati.
I primi indigeni a intraprendere l’iniziativa erano 243. Oltre 20 firmatari della denuncia non hanno partecipato al processo, vittime dei dislocamento e della pessima assistenza nei campi di reinsediamento. Nel frattempo altri Boscimani hanno continuato ad iscriversi all’elenco: solo nei primi sei mesi del 2006, se ne sono aggiunti altri 135. nei campi di rilocamento vivono già più di 50.000 Boscimani.
 
Le autorità si difendono dicendo che gli indigeni minacciano la fauna della regione, che è riserva naturale dagli anni ’60, ma le organizzazioni ambientaliste ribattono che negli ultimi anni non è cambiato il numero dei capi di selvaggina, e accusano il governo di voler avviare l’estrazione di diamanti nel parco, d’accordo con la multinazionale De Beers.
 
Un importante contributo alla risoluzione del processo può venire dalla Dichiarazione dei Diritti dei Popoli Indigeni, che dopo un iter di più di venti anni è stata approvata dalla Commissione ONU per i Diritti Umani, proprio nel giorno dedicato alle popolazioni tribali, il 9 agosto. Canada e Russia gli unici membri della commissione ad essersi espressi contro la dichiarazione, mentre molti paesi africani hanno votato a favore. Sarà ora sottoposta all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, i paesi membri dovranno votarla entro la fine dell’anno.
 
Riconoscendo il diritto degli indigeni alla loro terra e a decidere liberamente del proprio stile di vita, la dichiarazione afferma anche che i popoli tribali non devono essere spostati dalle loro terre senza il loro consenso libero e informato. Quindi, una volta approvata, anche se non legalmente vincolante la Dichiarazione diventerà il riferimento su cui giudicare le azioni contro i popoli tribali.