Botswana

La Corte d’Appello del Botswana ha giudicato incostituzionale un tentativo da parte del governo di vietare un gruppo di lobby diritti dei gay. Un banco di cinque giudici ha stabilito che il gruppo Lesbiche, gay e bisessuali del Botswana (Legabibo), può legalmente registrare le proprie associazioni e organizzare campagne per i cambiamenti nella legislazione anti-gay.

La Corte non ha fatto che confermare una sentenza emessa nel 2014 da tribunale di grado inferiore.

Gli attivisti avevano lanciato la loro battaglia legale dopo che il ministero degli Interni botswano aveva respinto la domanda di registrazione del gruppo per i diritti gay. Il ministro degli affari interni, Edwin Batshu, aveva argomentato la decisione affermando che la registrazione avrebbe incoraggiato i membri del gruppo a infrangere la legge. In Botswana infatti gli atti omosessuali sono considerati un reato.

Il Presidente della Corte d’Appello, il giudice Ian Kirby, ha dichiarato: «È chiaro che la decisione del Governo interferisce con il diritto  fondamentale di formare un’associazione per proteggere e promuovere i loro interessi».

La sentenza è una sfida al programma anti-gay perseguito dal governo del presidente Ian Khama nel paese da molti anni.

Per la comunità gay africana è una delle rare vittorie in un continente dove l’omosessualità è vista con sospetto se non con intolleranza. Specie da alcuni gruppi religiosi che la ritengono una tendenza importata dall’Occidente. Quest’anno, la Nigeria ha approvato una legge anti-gay e l’Uganda sta discutendo una legislazione simile. (All Africa / Reuters)