Botswana

Il presidente del Botswana lascia il potere domani, con ben 18 mesi di anticipo sulla scadenza del suo secondo mandato. Ian Khama aveva già attirato l’attenzione di recente per aver invitato i leader africani ad allentare la presa sul potere. Ora è il suo turno. Il presidente della nazione dell’Africa australe ricca di diamanti, si ritira al termine di un “tour di addio” iniziato a dicembre e che ha toccato tutti i 57 distretti del paese, voluto per ringraziare i connazionali della fiducia.

Da domenica toccherà al suo vice, Mokgweetsi Masisi, chiamato a guidare il Botswana fino alle elezioni in programma nell’ottobre 2019 alle quali, secondo alcuni analisti, potrebbe correre anche il fratello minore del presidente, Tshekedi, attuale ministro del Turismo che Ian aveva già cercato in passato di insediare come vice presidente.

Non dovrebbe essere una notizia il fatto che un capo di Stato lasci il potere allo scadere dei mandati previsti dalla Costituzione, ma con i tempi che corrono, nel continente, purtroppo, lo è. Non a caso la decisione di Khama, al potere dal 2008, ha avuto ampio risalto sulla stampa africana. Pur di restare in carica, in effetti, molti capi di Stato del continente hanno modificato le Costituzioni nazionali oppure si sono semplicemente rifiutati di andarsene, come ha fatto Joseph Kabila in Rd Congo.

Ma non è tutto oro quello che luccica. Negli ultimi dieci anni Ian Khama e il suo partito – Partito democratico del Botswana (BDP) -, sostenuti da una maggioranza schiacciante di seggi in parlamento e da giganti del commercio di diamanti come De Beers e Gem Diamonds, hanno attuato una sistematica persecuzione delle popolazioni Boscimani nella Central Kalahari Game Reserve. (Agenzia Dire / Voice of America)