Boualem Sansal, lo scrittore francese di origini algerine recentemente entrato tra gli immortali dell’Académie française, ha spiegato ieri in un articolo ospitato dal quotidiano francese del pomeriggio Le Monde, i veri motivi della decisione di abbandonare, dopo 27 anni, il suo editore storico Gallimard per le edizioni Grasset, nell’orbita dell’imprenditore Vincent Bolloré, apertamente schierato con la destra francese.
L’annuncio dell’abbandono di Gallimard, il 13 marzo, aveva suscitato stupore e naturalmente il rincrescimento dell’editore, anche perché attraverso queste edizioni Boualem Sansal aveva trovato i riconoscimenti della sua carriera letteraria.
Nel novembre scorso aveva ottenuto la grazia dal presidente algerino Abdelmadjid Tebboune, dietro pressioni tedesche, dopo la sua detenzione arbitraria al momento del suo ritorno in Algeria nel novembre 2024. La maggior parte dei media aveva presentato questo clamoroso divorzio editoriale come dovuto a motivi strettamente economici o all’influenza di alcuni personaggi politici.
Nella sua articolata spiegazione, ripresa dalle agenzie e da altre testate, Boualem Sansal smentisce tutte le ricostruzioni diffuse dopo l’annuncio della sua decisione, riconducendo la sua scelta unicamente alle modalità della grazia e della sua liberazione dalla prigione in Algeria, modalità nelle quali il suo editore Gallimard avrebbe giocato una parte importante.
Sansal rimprovera in sostanza a Gallimard e a una parte di coloro che hanno cercato di aiutarlo ad uscire di prigione di aver aperto un negoziato con le autorità algerine che lo avrebbe invece visto contrario, a costo di restare in prigione dopo una prima condanna a cinque anni da parte del tribunale di Dar El Beida, comune della regione di Algeri, nel marzo dello scorso anno.
«Di fronte al regime che mi ha imprigionato, la mia convinzione era semplice: dire le cose chiaramente, chiamarlo dittatura e rifiutare qualsiasi logica negoziale che avrebbe fatto di me una moneta di scambio». Questa è la logica che Sansal si era imposto.
L’editore Gallimard ha invece intrapreso una via diplomatica che si addice agli stati ma non ad una casa editrice, e soprattutto non spettava all’editore parlare a nome dello scrittore: «Si trattava della mia vita. Spettava a me condurre in tutta sovranità la mia difesa». A questo principio si era attenuto il Comitato di sostegno creato da Arnaud Benedetti e Noëlle Lenoir per denunciare l’imprigionamento di Sansal e auspicare un’inchiesta sulle violazioni dei diritti umani in Algeria.
Il risultato delle iniziative dell’editore è per Sansal del tutto insoddisfacente. Invece di essere liberato e riconosciuto innocente, è stato graziato, libero dunque, ma giuridicamente condannato a cinque anni di prigione.
Su questo punto si è consumato il divorzio con l’editore Gallimard. Boualem Sansal accenna anche «alle condizioni di accoglienza» dopo la sua liberazione, ma ne fa una questione strettamente personale e non aggiunge altri dettagli.
Infine lo scrittore – che è stato ormai privato della nazionalità algerina – avanza la necessità della coerenza. Il libro che si accinge a pubblicare sull’esperienza di detenzione in Algeria vuole essere un testo di combattimento e di resistenza. Pubblicarlo presso un editore che aveva invece seguito una diversa logica sarebbe stato ambiguo e non coerente con la lotta intrapresa dall’autore.
Sansal ha dunque preferito un editore che condivide pienamente la sua linea politica. Per questo ha intrapreso i contatti con le edizioni Grasset e il Gruppo Hachette di cui fa parte. Nega invece di aver mai incontrato e conosciuto Vincent Bolloré e condanna coloro che vogliono servirsi della sua disavventura per attaccare Bolloré: lo facciano pure ma non in suo nome.
Boualem Sansal termina la sua lunga requisitoria con l’esigenza di restare fuori dai giochi: «Non voglio partecipare a nessuna polemica, ho bisogno di calma e distanza per ritrovarmi». In attesa della pubblicazione del libro, che susciterà sicuramente vivaci discussioni, rimane il fatto che, anche con quest’ultima presa di posizione, lo scrittore conferma la sua inequivocabile scelta politica verso la destra.
Lo aveva già fatto, prima del suo arresto, con alcune dichiarazioni alla rivista di estrema destra Frontières in cui sosteneva le rivendicazioni storiche del Marocco sulla parte occidentale dell’Algeria e si era espresso senza equivoci contro l’islamizzazione della Francia e contro i migranti.
Proprio le dichiarazioni sulla storia dell’Algeria avevano sollevato indignazione nell’Algeria stessa anche da parte di chi – pochi per la verità – avevano condannato il suo arresto in nome della libertà di espressione. Nel paese è infatti ancora troppo viva la memoria della sanguinosa lotta di liberazione nazionale (1954-62) e dell’aggressione che aveva subìto nel 1963 da parte della monarchia marocchina per concretizzate le sue rivendicazioni territoriali.
Questa volta in Algeria l’annuncio del cambio di editore è stato totalmente ignorato, ennesimo preoccupante segnale di chiusura dell’informazione. In Francia la polemica è senza dubbio destinata – malgrado i desideri di Sansal – a continuare.
L’aggressività imprenditoriale nel campo della comunicazione e le prese di posizione politiche di Vincent Bolloré sono troppo evidenti per sperare che le vicende di Boualem Sansal non siano a loro volta gettate nel frullatore politico-mediatico francese.
La novità di questo avvenimento è che questa volta non sembra influenzare le turbolente vicende dei rapporti tra Francia e Algeria. Tra i due paesi è infatti in atto un lento disgelo dopo la visita del ministro dell’Interno francese Laurent Nuñez a metà febbraio ad Algeri.