Voto scontato
Nella Repubblica Centrafricana, la commissione elettorale dice che il presidente uscente, al potere dal 2003 con un golpe, ha vinto. Le opposizioni chiedono l’annullamento del voto. A giorni la convalida da parte della Corte costituzionale.

Sorpresa? Nessuna. La Commissione elettorale indipendente ha annunciato i risultati provvisori del primo turno dell’elezione presidenziale del 23 gennaio scorso. François Bozizé (64 anni) è stato rieletto presidente della repubblica al primo turno con più di 600mila voti (sui quasi due milioni di iscritti) cioè con il 66,08% dei suffragi. Bozizé si era fatto eleggere nel 2005, dopo il colpo di stato che lo aveva portato al potere nel 2003.

Il suo programma elettorale era molto semplice e si esprimeva in una frase il cui solo merito era di essere chiara: “Io o il caos!”. L’ex presidente Ange-Félix Patassé, rovesciato da Bozizé nel 2003, è arrivato al secondo posto con il 20,10%. In terza posizione si è piazzato l’ex primo ministro Martin Ziguélé con il 6,46%. Nel 2005, Ziguélé aveva avuto il 35% dei voti al secondo turno. Questi risultati devono essere convalidati dalla Corte costituzionale.

 

Intanto l’opposizione, riunita intorno ai quattro candidati battuti da Bozizé, contesta l’esito del voto e prepara ricorsi alla Corte costituzionale perché il risultato venga annullato. Ma senza nessuna speranza. La Corte, infatti, è schierata dietro Bozizé.

 

Il portavoce di Patassé ha affermato che «questi risultati non corrispondono per nulla alla volontà del popolo». C’è da crederci, se solo si tiene conto dello svolgimento delle elezioni nei paesi africani, dove non si organizzano elezioni per perderle… Costa d’Avorio insegna.

E ora? La realtà centrafricana è quella di un paese di 5 milioni di abitanti, particolarmente povero (159° su 169 paesi secondo l’ultimo Indice di sviluppo umano del programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo – Pnud) e per nulla riconciliato. Il nord e l’est del paese vivono nell’insicurezza. I risultati di queste elezioni presidenziali potrebbero suonare la campana a morte di un’opposizione che stenta a ritrovarsi unita. Anche perché ,se è vero che la Costituzione limita a due mandati la presidenza, Bozizé potrebbe essere tentato di modificarla, sempre col pretesto “che se il popolo mi obbliga a rimanere, sì, sono un militare, cioè al servizio del popolo”. Alla faccia del popolo. (E. B.)