Brasile: l'eterno ritorno di razzismo, politica e separatismi locali - Nigrizia
Brasile Pace e Diritti Politica e Società
A scatenare il dibattito la deputata bolsonarista Zanatta, secondo cui i migranti interni alterano il conservatorismo del sud
Brasile: l’eterno ritorno di razzismo, politica e separatismi locali
Si ripropongono le forze xenofobe e indipendentiste della parte meridionale del paese
16 Luglio 2025
Articolo di Luca Bussotti
Tempo di lettura 5 minuti
La deputata Julia Zanatta. Foto della Camera dei deputati del Brasile da Wikimedia Commons

Era da un po’ che discorsi come quelli della deputata federale bolsonarista Júlia Zanatta non si sentivano in giro nei media brasiliani. 

Pochi giorni fa, Zanatta ha sottolineato che i troppi migranti interni – la grande maggioranza di origine afro-brasiliana – stanno minacciando la configurazione politico-culturale dello stato a cui lei appartiene, Santa Catarina, che da sempre vede una massiccia presenza di cittadini di origine tedesca e italiana.

Una configurazione, come la stessa deputata ha sottolineato, fatta di conservatorismo. La corrente politica però sarebbe appunto in procinto di essere scalzata dalla popolazione afro-brasiliana immigrata, di tendenze politiche progressiste.

Sullo sfondo, un’antica questione che ha attraversato la storia recente del Brasile: lo spettro di un separatismo dei ricchi stati del sud dalla federazione brasiliana, dai connotati politici (prevalenza della destra nei confronti della sinistra) e razziali (la popolazione bianca egemonica rispetto a quella di origine africana) torna quindi alla ribalta, in vista della campagna elettorale del 2026. 

Un delirio che piace ad alcuni 

Le parole della deputata Zanatta, che ha comunque garantito che il governo di Santa Catarina non ha intenzione di ergere muri a protezione dei sacri valori conservatori, evocano scenari, se non secessionisti, fortemente separatisti.

L’intervento è stato interpretato da molta parte della stampa brasiliana come un vero e proprio delirio. Eppure il discorso di Zanatta ha riletto in un’improbabile ottica politica delle questioni che celano una realtà radicata in buona parte del Brasile, principalmente negli stati del sud di questo paese continentale.  

Disuguaglianze socio-economiche, il vero tema 

Il tema di fondo sono le diseguaglianze socio-economiche, che in Brasile si sovrappongono quasi perfettamente al colore della pelle: secondo dati ufficiali, i poveri, fra la popolazione afro-discendente, sono il doppio rispetto alla popolazione bianca, con un inserimento occupazionale per le più precario, basato su un mercato informale del lavoro che non dà nessuna garanzia di stabilità, individuale e familiare.

E sono proprio questi poveri che, dal Nord e dal Nord-Est del paese, ma adesso anche dalle favelas dei grandi centri urbani del sud, migrano verso altri stati del Sud e del Sud-Est, dove trovano una buona qualità di vita, un inserimento professionale dignitoso e servizi di ottima qualità.

Razzismi che tornano

Dal punto di vista dell’accoglienza sociale, però, la situazione rispecchia quanto la deputata Zanatta ha affermato nel suo discorso, con istanze separatiste e razziste a farla da padrone. Non da oggi. In pieno bolsonarismo, nel 2021, l’assassinio di un lavoratore afro-brasiliano presso il Carrefour di Porto Alegre (Rio Grande do Sul), poche ore prima della Giornata della Coscienza Nera (20 novembre) riaccese i riflettori sulla questione della convivenza fra brasiliani dal diverso colore della pelle.

Pochi giorni fa, presso la più importante istituzione universitaria dello stato di Santa Catarina, l’Università Federale di Santa Catarina, studenti di origine nativa hanno subito tre violenti attacchi in tre giorni. Si è trattato di aggressioni fisiche, offese razziali e lancio di pietre contro l’edificio in cui vivono gli studenti colpiti, presso il campus di Trindade.

Fatti che si collocano in continuità con quanto accertato da un recente ricerca di un gruppo di studiosi dell’Università Federale di Rio Grande do Sul, stato confinante con Santa Catarina. Secondo quanto documentato nell’indagine, dal 2015 al 2020, a livello locale ci sono state più di 250 denunce di atti legati al razzismo. Abusi commessi soprattutto da una popolazione bianca e di sesso maschile.

Nel solo 2019  nel Rio Grande do Sul sono stati registrati di più di 1500 casi di offese razziali. Dati più recenti e più ampi non sembrano poter cambiare il quadro di fondo: secondo fonti del ministero per i diritti umani e la cittadinanza, nel 2024 i casi di offesa razziale sono stati più di 5mila in tutto il Brasile, concentrati, ancora una volta, negli stati ricchi del sud. Una cifra in aumento rispetto ai circa 3mila casi che erano stati individuati nel 2023. 
 
Razzismo e istanze politiche e territoriali si intersecano nella spinta secessionista che non si è mai davvero arrestata nella vita pubblica brasiliana. Specialmente al sud si sono formati diversi movimenti indipendentisti. Fra i loro tratti fondanti, il colore della pelle, la cultura, e anche gli orientamenti politici delle presunte comunità di riferimento.

I movimenti separatisti del Sud 

Il più importante movimento, in questo senso, è chiamato Sul é nosso país (Il Sud è il nostro paese). Costituitosi più di trent’anni fa, questo gruppo è stato rispolverato dal governatore dello stato di Santa Catarina, Jorginho Melo poche settimane fa.

Melo, membro del Partito Liberale guidato dall’ex presidente Jair Bolsonaro, ha rivolto un accorato appello agli altri governatori degli stati del sud, Rio Grande do Sul e Paraná, per riattivare il progetto.

Un movimento, occorre ricordarlo, che trae le proprie origini dal gruppo Pampa Sul, sciolto perché portava avanti posizioni apertamente razziste e xenofobe. Posture che addirittura Sul é nosso país ha dovuto un po’ attenuare.

Questo movimento ha raggiunto l’auge nel biennio 2016-17, quando è riuscito a realizzare un referendum per la separazione del sud dal resto del paese a cui ha aderito quasi un milione di cittadini brasiliani.

Con l’avvicinarsi delle nuove elezioni, i motori dell’estrema destra si stanno riscaldando soprattutto nelle roccaforti meridionali, e c’è da giurare che il discorso separatista della deputata Zanatta riecheggerà in una campagna elettorale che si preannuncia tesa e incerta, secondo la più rodata tradizione del Brasile.

Come è avvenuto anche nelle ultime, combattute elezioni che hanno visto la vittoria del presidente di sinistra Luiz Inácio Lula da Silva, è molto probabile che il binomio destra/sinistra torni a sovrapporsi a quello territoriale (nord-est contro sud) e razziale (afro-brasiliani contro euro-brasiliani). Una frattura multipla dalla complessa ricomposizione in questo paese grande come un continente.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it
Africae 2026