Burkina Faso / Terrorismo

C’è un bambino italiano tra le 29 vittime degli attentati in Burkina Faso, avvenuti a cavallo tra il 15 e il 16 gennaio a Ouagadougou. È Michel Santomenna, il figlio di 9 anni del proprietario italiano del Cappuccino Café di Ouagadougou, Gaetano Santomenna. Con Misha (così lo chiamavano tutti), hanno perso la vita la mamma Victoria Yankovska (nella foto col marito), la zia Yana e la nonna, tutte e tre di nazionalità ucraina. Pochi minuti dopo la conferma della Farnesina, arriva il tweet del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. “Anche Michel, bambino italiano di nove anni, tra le vittime dei terroristi in #BurkinaFaso. Crimine orrendo. Italia vicina al padre Gaetano”.  

Intanto, nel paese africano, iniziano oggi i tre giorni di lutto nazionale per le vittime della strage jihadista.

Il bilancio dell’attacco è di 29 morti e 56 feriti, secondo quanto è stato reso noto dal governo burkinabè. Sarebbero stati 176, invece, gli ostaggi tratti in salvo. Tra chi è rimasto ucciso si contano ben 18 nazionalità diverse: sei canadesi, due francesi, due svizzeri, un olandese, un portoghese e un americano, oltre a cinque cittadini burkinabè.

Nel locale italiano, preso di mira dagli attentatori insieme all’hotel Splendid e a un secondo albergo, sono morte la maggior parte delle vittime. Sul fronte degli assalitori è per ora emerso che sarebbero almeno quattro quelli morti negli attentati. C’è chi sostiene la presenza anche di alcune donne. Dai corpi ritrovati sembra che tre terroristi fossero “molto giovani”, secondo quanto riporta la Bbc. Diversi testimoni dicono che sono arrivati ??a piedi con le armi. La polizia sta cercando anche eventuali complici interni.

Oltre agli attentati, ci sarebbe anche il rapimento di due cittadini australiani, e non austriaci come inizialmente detto, avvenuto sempre nella notte di venerdì nella zona settentrionale del Paese. Si tratta di un medico e di sua moglie, volontari in Burkina Faso dal 1972. I due sarebbero stati sequestrati a Djibo, capoluogo della provincia settentrionale di Soum, vicino al confine con il Mali.

E proprio in Mali, a novembre, un altro attacco ad opera della stessa organizzazione islamista che ha rivendicato gli assalti di Ouagadougou. Anche in quel caso era stato preso di mira un importante albergo (il Radisson blue) della capitale Bamako causando la morte di 19 persone. Gli attentati sono stati  rivendicati da al-Qaeda nel Maghreb Islamico (Aqmi). Alla guida vi è l’algerino Mokhtar Belmokhtar, uno dei leadar jihadisti più temuti del Sahel, dato per morto a più riprese, anche nel giugno scorso. (Quotidiano.net)