Burkina Faso

In Burkina Faso l’ex Reggimento per la sicurezza presidenziale (Rsp), l’unità di élite militare all’origine del mancato colpo di stato dello scorso 17 settembre, si “rifiuta” di procedere al disarmo previsto dall’accordo preso con l’esercito lealista con l’intervento della mediazione internazionale.

Lo ha annunciato ieri lo stato maggiore dell’esercito in un comunicato che riferisce di “aggressioni e incidenti” ai danni del personale della missione. siamo “in un vicolo cieco per quanto riguarda le operazioni di disarmo” si dice nel comunicato.

La Rsp è stata disciolta venerdì scorso da un decreto del governo di transizione guidato dal Isaac Zida durante il primo Consiglio dei ministri dopo il fallimento del golpe. Il reggimento è composto da circa 1200 uomini ben addestrati distribuiti in varie caserme dove sono rientrati dopo le trattative che hanno seguito il golpe. Questi, secondo gli accordi, devono essere disarmati e in parte riassegnati ad altri corpi in un processo più che mai delicato.

Lo Stato Maggiore dell’esercito burkinabè ha anche sottolineato “il comportamento ambiguo” del generale Gilbert Diendéré, a capo dell’Rsp e mente del golpe fallito, per ciò che sta avvenendo nelle operazioni di disarmo senza fornire ulteriori dettagli.

Dopo il fallimento del colpo di stato e l’aver ammesso la sconfitta, infatti, il generale ha preso il comando della caserma Naaba Koom 2 dell’Rsp, che si trova proprio alle spalle del Palazzo Presidenziale, a sud della capitale burkinabè Ouagadougou.

Il timore che la tensione possa riaccendersi è ancora forte. Non a caso nel comuinicato, le forze armate chiamano all’appello “la valorosa popolazione del Burkina Faso, e in particolare quella di Ouagadougou, perché si tenga pronta ad applicare le misure di sicurezza che potrebbero essere comunicate di qui a breve” e riaffermano la loro volontà “a far rispettare le disposizioni prese dalle autorità politiche”.

Da parte loro le truppe dell’Rsp si giustificano. Una fonte all’interno del corpo ha detto che il processo di disarmo è stato bloccato perché gli impegni specifici che erano stati presi per proteggere le famiglie e la sicurezza degli appartenenti al corpo non sono stati rispettati. L’accordo firmato il 23 settembre prevedeva questa garanzia. L’accordo aveva inoltre stabilito il ritiro ad almeno 50 km da Ouagadougou delle truppe dell’esercito lealista. Ma ieri si trovavano ancora nella capitale, ribadisce la fonte.

Dienderé in una dichiarazione rilasciata ieri sera ha detto che sta cercando di mediare fra le sue truppe e e le autorità di transizione. Ha giustificato anch’egli il comportamento dei suoi uomini affermando che “hanno rispettato tutte le clausule dell’accordo fino ad ora, rilasciando il governo di transizione e ritirandosi nelle caserme, ma non hanno ricevuto nulla in cambio se non la dissoluzione del loro corpo”. (Jeune Afrique / Afp)