Burkina faso

Ieri il presidente ad interim del Burkina Faso, Michel Kafando è stato formalmente reintegrato al suo posto una settimana dopo il golpe militare del Reggimento di sicurezza presidenziale (Rsp), guidato dal generale Gilbert Diendéré.

Il reinsediamento delle autorità di transizione burkinabé (anche il primo ministro ad interim Isaac Zida è rientrato nell’esercizio delle sue funzioni ieri)  segna la fine della crisi. Sono stati così evitati ulteriori sparigimenti di sangue e uno scontro militare tra i golpisti (1200 uomini ben addestrati) e l’esercito lealista del Burkina Faso che aveva circondato la capitale burkinabé Ouagadougou. Un risultato ottenuto grazie all’intervento nelle trattative di Mogho Naba, il Re del regno Mossi, il gruppo etnico più numeroso del Burkina Faso e alla mediazione internazionale della Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale (Cedeao) e dall’Unione Africana, che hanno inviato nella capitale una delegazione composta da Macky Sall (Senegal), Yayi Boni (Benin), Faure Gnassingbe (Togo) e Muhammadu Buhari (Nigeria), per ripristinare la pace dopo un vertice sulla crisi svolto in Nigeria.

“Il colpo di Stato è terminato. È stato una gran perdita di tempo e risorse e me ne assumo tutte le responsabilità”: queste sono state le dichiarazioni rilasciate ai giornalisti dal generale Dienderé, poche ore dopo il reinsediamento del governo di transizione. “La nostra azione è stata motivata da una serie di ragioni, che abbiamo avocato durante la proclamazione del colpo di Stato – ha aggiunto Dienderé – ma poi abbiamo capito che il popolo non ci era favorevole. Per questo abbiamo desistito e ora pensiamo si debba guardare avanti, alla pace e alla stabilità del paese”.

Ora che la situazione sembra essere rientrata grazie all’intesa raggiunta però, restano ancora molte questioni cruciali irrisolte che non sono state trattate: Prima di tutto il destino del corpo della Rsp (di cui alla vigilia del golpe la commissione per le riforme aveva raccomandato lo scioglimento), poi la questione della loro amnistia per quanto hanno commesso con il colpo di stato che è stata contestata aspramente dalla società civile (Secondo un bilancio aggiornato, il golpe del 17 settembre ha provocato 15 vittime e un centinaio di feriti negli scontri tra Rsp e i manifestanti che vi si opponevano), e infine quelle che hanno spinto l’Rsp al colpo di stato. Fra queste c’è sicuramente quella relativa alla partecipazione dei candidati del Congresso per la democrazia e il progresso (Cdp) dell’ex presidente Blaise Compaoré alle prossime elezioni.

Isaac Zida appena rientrato nell’esercizio delle sue funzioni ieri ha subito precisato le sue posizioni in proposito: “allo stadio in cui siamo, è praticamente inimmaginabile che si possa mantenere il Rsp in queste condizioni”.

Dienderé, interrogato sul possibile scioglimento del suo corpo militare, ha risposto: “non sta a me decidere, ma abbiamo ricevuto garanzie in questo senso e ne parleremo quando torneranno mediatori dell’Africa Occidentale”. (Bbc / Misna)