Burkina Faso: il governo scioglie altre 118 ONG - Nigrizia
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Il provvedimento colpisce organizzazioni attive in vari ambiti, dal sociale al sanitario, e si inserisce nell’applicazione della legge sulla libertà d'associazione del 2025
Burkina Faso: il governo scioglie altre 118 ONG
Amnesty International accusa le autorità di violare i diritti fondamentali, in un contesto segnato dallo scioglimento dei partiti e da crescenti tensioni con le ONG internazionali
17 Aprile 2026
Articolo di Redazione
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Una veduta del centro città di Ouagadougou. Immagine d'illustrazione (foto: via Canva)

Il 15 aprile il ministero dell’Amministrazione territoriale e della Mobilità del Burkina Faso ha annunciato la dissoluzione di 118 ONG e associazioni attive nel paese, «conformemente alle disposizioni legali in vigore», senza fornire ulteriori dettagli. Tra le organizzazioni colpite figurano realtà impegnate nella sanità, nell’azione sociale e nella difesa dei diritti umani.

Secondo le autorità, la misura si inserisce nell’applicazione della controversa legge del luglio 2025 che disciplina la libertà di associazione, imponendo nuovi obblighi stringenti in materia di controllo, trasparenza e allineamento agli obiettivi del regime golpista guidato dal capitano Ibrahim Traoré. Il governo sostiene che il provvedimento mira a «rafforzare la trasparenza amministrativa» e a contrastare fenomeni come il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo.

I limiti costituzionali

La decisione arriva dopo una prima ondata di restrizioni seguita all’adozione della legge: lo scorso anno 21 ONG erano già state sciolte e altre dieci sospese per ragioni amministrative. Più di recente, in novembre, un decreto presidenziale ha obbligato tutte le organizzazioni a trasferire i propri fondi su conti controllati dallo stato, esponendole al rischio di congelamento arbitrario e sorveglianza finanziaria.

Le critiche non si sono fatte attendere. «Siamo allarmati e profondamente preoccupati da questa flagrante violazione del diritto alla libertà di associazione», ha dichiarato Ousmane Diallo, ricercatore senior per il Sahel di Amnesty International. «La dissoluzione di ONG e associazioni è contraria alla Costituzione del Burkina Faso, che garantisce la libertà di associazione e la libertà sindacale». Diallo ha inoltre sottolineato come la misura sia «incompatibile con gli obblighi internazionali del paese in materia di diritti umani» e si inserisca in «sforzi più ampi volti a ridurre al silenzio la società civile attraverso misure repressive».

La nuova Costituzione burkinabè – adottata nell’ambito della transizione militare e formalizzata nel 2024 con la cosiddetta “Carta della rivoluzione” – continua infatti a garantire formalmente la libertà sindacale e di associazione. Tuttavia, secondo osservatori e ONG, negli ultimi mesi si è assistito a una progressiva restrizione dello spazio civico, fatta di intimidazioni, arresti arbitrari e provvedimenti amministrativi contro attivisti e organizzazioni.

La democrazia da dimenticare

Il giro di vite si inserisce in un contesto politico già segnato da decisioni radicali. Dopo essere stati sospesi per anni in seguito al colpo di stato del settembre 2022, tutti i partiti politici sono stati definitivamente sciolti all’inizio del 2026. Una scelta giustificata dal governo con la necessità di «preservare l’unità nazionale» e «rafforzare la coerenza dell’azione governativa», denunciando le «derive» di un sistema multipartitico ritenuto divisivo.

La stretta contro le ONG potrebbe essere legata anche alle tensioni seguite alla pubblicazione, il 2 aprile, di un rapporto di Human Rights Watch molto critico sulla situazione dei diritti umani nel paese. In quell’occasione, il portavoce del governo aveva attaccato duramente le organizzazioni internazionali, definendole «officine imperialiste travestite da ONG».

Guidato da una giunta militare dal 2022, il Burkina Faso ha progressivamente assunto una linea dichiaratamente “sovranista”, “anti-imperialista” e ostile al modello democratico liberale. La presa di posizione più commentata in questo senso è avvenuta a inizio aprile, quando in un’intervista all’emittente televisiva pubblica locale RTB, Traoré ha dichiarato: «Non parliamo nemmeno di elezioni per ora, bisogna che la gente dimentichi la questione della democrazia, la democrazia non fa per noi… la democrazia uccide».

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