Diradata la nebbia propagandistica, emergono tre fronti aperti per la giunta militare guidata dal capitano Ibrahim Traoré.
I primi due riguardano temi classici (politica internazionale e miglioramento dell’economia nazionale), ma declinati in modo decisamente diverso rispetto ai governi precedenti.
Ha tagliato i ponti con l’asfissiante padrino coloniale francese e ha aperto a nuove alleanze internazionali (in primis con la Russia, ma non solo).
Insieme a Mali e Niger è uscita dalla Cedeao / Ecowas per poi dare vita ad AES, l’Alleanza degli Stati del Sahel.
In campo economico, punta tutto sul maggior controllo delle proprie risorse minerarie. Per farlo, non si sta facendo scrupoli a rompere alleanze e consuetudini commerciali di lunga data.
Il terzo fronte aperto, invece, è una specificità emersa negli ultimi dieci anni: la guerra contro il terrorismo jihadista. Secondo i dati del governo burkinabè, le branche locali di Al Qaida e dello Stato Islamico imperano su circa il 30% del territorio. Stime indipendenti variano e attribuiscono ai gruppi jihadisti fino al 70% del paese. Percentuali che spiegano l’odierno assetto da guerra esistenziale del Burkina.
Nel prossimo e ultimo video di questa mini-serie, parleremo delle controverse modalità scelte per combatterla.
video: Roberto.valussi