Il governo del Burkina Faso ha messo fine al programma contro il paludismo “Target Malaria”, che impiegava zanzare genericamente modificate ed era finanziato dalla Fondazione Bill & Melinda Gates.
Il ministero dell’insegnamento superiore e della ricerca scientifica ha giustificato l’intervento anche per il fatto che l’uso di zanzare geneticamente modificate aveva suscitato perplessità e un dibattito nell’opinione pubblica bunkinabé.
Il progetto
Il programma “Target Malaria” venne promosso dall’Istituto di ricerca nelle scienze della salute (IRSS) con l’obiettivo di individuare alcune specie di zanzare che veicolano la malaria e modificarne geneticamente i maschi per renderli sterili in modo che, liberati nell’ambiente, possano contribuito a impedire la riproduzione di queste zanzare e a ridurre se non eliminare la diffusione del paludismo nel paese.
Il progetto, pianificato nel periodo 2012-2023, era sostenuto dall’istituto universitario londinese dell’Imperial College e dalla Fondazione Bill e Melinda Gates. Ma nel progetto c’era anche una piccola partnership italiana.
La motivazione del progetto nasce dalla forte incidenza della malaria nel paese, di cui costituisce il principale problema sanitario. Il Burkina Faso è tra i primi dieci paesi africani per l’incidenza della malattia. Il disturbo colpisce quasi la metà della popolazione e ha un impatto importante soprattutto su bambine e bambini al di sotto dei cinque anni di età. Negli ultimi anni l’incidenza della malaria non ha fatto che aumentare, con una brusca frenata nel 2019 e una altrettanto repentina ripresa.
Il precedente ogm del cotone
Fin dalla sua concezione il progetto suscita però delle inquietudini circa la tecnica impiegata e una resistenza da parte della società civile. Sono del resto gli anni in cui il paese sperimenta con la multinazionale Monsanto la coltivazione del cotone geneticamente modificato.
Approvato nel 2003 dal governo, che cerca di rassicurare la popolazione, l’impiego di semi di cotone geneticamente modificati inizia tra molti contrasti nel 2008, ma il programma viene sospeso nel 2016. Il cotone OGM così ottenuto mostra infatti dei seri inconvenienti nella filatura della fibra che se ne ricava, troppo corta e pertanto non più apprezzata sul mercato internazionale. Per il Burkina Faso è un disastro perché è il secondo produttore africano di cotone, dopo l’Egitto, e non può permettersi la riduzione della voce più importante delle sue esportazioni, dopo l’oro.
La diffusione di maschi di zanzare geneticamente modificate inizia così, tra molte contestazioni, a titolo sperimentale nel luglio 2018 nel piccolo comune di Bana nel sud-ovest del paese, a una ventina di chilometri da Bobo Diulasso, seconda città del Burkina Faso. Il rilascio avviene dopo l’approvazione dell’Autorità nazionale per la biosicurezza e la consultazione della popolazione locale. Il monitoraggio delle sperimentazione attuate tra il 2021 e il 2024 dimostra, secondo la stessa autorità, che i rischi connessi all’iniziativa sono trascurabili per la salute umana e animale e per l’ambiente.
Le proteste della società civile
Si arriva così al mese scorso, quando l’Autorità nazionale per la biosicurezza autorizza una nuova sperimentazione nel villaggio di Souroukoudingan, nell’ovest del paese. Circa 75.000 maschi di zanzare OGM vengo rilasciate nei giorni successivi. Le reazioni non si fanno attendere e la Coalizione di sorveglianza sulle attività biotecnologiche (CVAB) denuncia in una conferenza stampa i rischi di tale sperimentazione, esprime dei dubbi sulle modalità di raccolta del consenso della popolazione chiede la fine della fase sperimentale per ragioni di precauzione.
La CVAB propone al suo posto di attuare altre modalità di prevenzione, già sperimentate con successo in altri paesi, come l’uso di zanzariere impregnate di insetticidi, la disinfestazione degli edifici, una maggiore attenzione all’ambiente nel quale le zanzare si propagano, una politica sociale per combattere la povertà, che tocca gli strati di popolazione più colpiti dalla malaria, e la continuazione della sperimentazione di un vaccino anti-malarico.
Il giorno successivo arriva lo stop definitivo del governo. La misura viene salutata dalla CVAB come espressione della sovranità sanitaria nazionale all’interno della visione sovranista del presidente della giunta Ibrahim Traoré. L’équipe del progetto “Target Malaria” si è difesa affermando di aver rispettato la legislazione in vigore e di aver agito dietro l’autorizzazione delle autorità di sorveglianza.
La presa di posizione della Coalizione è stata condivisa in un comunicato comune con altre espressioni società civile. Il governo da parte sua ha già ordinato la progressiva eliminazione degli stock di zanzare OGM.