Burundi / Italia / Egitto/ Centrali idroelettriche

Un consorzio di due imprese, italiana ed egiziana, ha firmato ieri con il governo burundese un contratto per la costruzione di due centrali idroelettriche sui fiumi Jiji e Mulembwe, circa 100 km a sud della capitale Bujumbura.

Le aziende incaricate – l’egiziana Orascom e l’italiana CMC (Cooperativa Muratori e Cementisti) con sede a Ravenna – si sono impegnate a realizzare i progetti in un periodo di 3 anni e 6 mesi.

Il progetto, che ha un costo complessivo di circa 270 milioni di dollari, è finanziato da un consorzio di donatori attivi nel settore energetico in Burundi, tra cui la Banca Mondiale, la Banca europea per gli investimenti e l’Unione europea. Quest’ultima nel 2016 ha sospeso gli aiuti finanziari diretti al paese e posto sotto sanzioni alcuni membri del regime di Bujumbura. La Banca africana di sviluppo (AfDB) cofinanzierà la prima componente del progetto con un prestito di 22 milioni di dollari al governo.

Secondo stime della Banca Mondiale, solo il quattro per cento dei burundesi ha accesso all’elettricità, uno dei tassi di accesso all’energia più bassi del mondo.

I nuovi impianti consentiranno al Burundi di raddoppiare la propria capacità produttiva (attualmente ferma a 39 MW), a fronte di un fabbisogno di almeno 70 MW, raggiungendo un massimo di 192 MW entro il 2025.
In ulteriore fase di sviluppo anche il tasso di elettrificazione nazionale, che passerà dal 5% al ??8%. Bujumbura intende raggiungere il bilancio energetico entro il 2020.

Attualmente, per colmare il divario, il paese importa l’energia prodotta dalle centrali di Ruzizi I e II, nella Repubblica democratica del Congo.

A causa delle varie crisi politiche che lo hanno scosso per diversi anni, il Burundi non ha investito nella costruzione di nuove dighe idroelettriche. L’ultima risale al 1989. (Agenzia Anadolu / Africa e Affari)