Burundi

Dopo il contestato  voto presidenziale di martedì, di cui si aspetta il risultato scontato, oggi in Burundi si voterà per le elezioni del senato. Uno scrutinio a suffragio indiretto che non dovrebbe, anche in quest caso, riservare alcuna sorpresa.

Dal momento che il partito di governo, Cndd-Fdd ha vinto 81 dei 103 seggi dell’Assemblea nazionale nelle elezioni legislative dello scorso 29 giugno boicottate dall’opposizione, le elezioni del senato di oggi, infatti, sono prive di suspense. I senatori sono indirettamente eletti da tutti i parlamentari, riuniti in un collegio con consiglieri locali. Ergo si sa già come andrà a finire.

La Costituzione e gli accordi di Arusha dovrebbero essere rispettati in questa elezione (non lo sono state per quanto riguarda la ricandidatura ad un terzo mandato del presidente Pierre Nkurunziza, ed è questo il motivo per il quale il paese vive una crisi da fine aprile scorso n.d.r).

Come le regole sulle quote etniche (tra Hutu e Tutsi) e di genere (30% per le donne) e la nomina di tre senatori da parte della comunità Batwa. A seguito di questa elezione indiretta a porte chiuse, il Senato del Parlamento del 2015-2020 conterà 43 senatori.

Intanto è arrivato l’annuncio che la società civile burundese non riconoscerà la vittoria praticamente certa di Pierre Nkurunziza nelle presidenziali burundesi. Lo ha spiegato Vital Nshimirimana, leader di uno dei gruppi protagonisti delle proteste contro il terzo mandato dell’attuale capo di stato.

Si allontana dunque anche la possibilità di un governo d’unità nazionale, che era stato chiesto sponsorizzato dalle Nazioni Unite e che, aveva spiegato Willy Nyamitwe, portavoce della presidenza, le attuali autorità sarebbero state pronte ad accettare, purché non si parlasse di un taglio della durata del mandato.

I risultati delle presidenziali – boicottate da gran parte dell’opposizione e considerate non credibili sia dall’Ue che dagli Usa – sono attesi per oggi.

Da quando sono scoppiate le proteste in Burundi, a fine aprile, sono morte circa cento persone e 158mila sono fuggite nei paesi vicini. (Jeune Afrique)