Burundi

Un bambino è morto e diverse persone (almeno 10) sono rimaste ferite a causa di almeno cinque esplosioni avvenute questa mattina nella capitale del Burundi, Bujumbura.

Secondo quanto riferiscono fonti della sicurezza, tre granate sono state lanciate da uomini a bordo di una motocicletta nei distretti di Rohero e Buyenzi, nel centro della città, mentre altre due sono esplose nel quartiere settentrionale di Ngarara. Queste esplosioni seguono quelle avvenute la settimana scorsa in cui sono morte 4 persone.

Le violenze odierne sono le ultime di una lunga scia iniziata lo scorso aprile, quando il presidente burundese Pierre Nkurunziza ha annunciato la decisione di candidarsi per un terzo mandato alla guida del paese, cosa considerata dall’opposizione una violazione della Costituzione e degli accordi di pace stretti nel 2005 a conclusione di 12 anni di guerra civile.

Dall’inizio della crisi, secondo le stime delle Nazioni Unite, oltre 420 persone hanno perso la vita, mentre altre 200 mila sono state costrette ad abbandonare le rispettive abitazioni.

Nelle scorse settimane, l’Unione africana ha accantonato l’ipotesi dell’invio di una forza di peacekeeping senza il consenso delle autorità di Bujumbura. (Agenzia Nova)

Intanto situazione allarmante anche per i rifugiati burundesi in Rwanda. Venerdì scorso Il governo rwandese ha annunciato l’intenzione di trasferire in altri paesi 70 mila rifugiati burundesi arrivati sul territorio nazionale dopo essere fuggiti dalle violenze in corso a Bujumbura.
Non è ancora chiaro verso quali paesi della regione sarà indirizzato il flusso di profughi proveniente dal Burundi.

Il Rwanda è stato accusato di recente sia dal governo di Bujumbura che da un team di esperti delle Nazioni Unite di reclutare e addestrare profughi burundesi per condurre azioni di destabilizzazione contro il regime di Nkurunziza. Accuse che finora le autorità di Kigali hanno sempre negato, invitando la comunità internazionale a cercare “una soluzione” alla crisi in Burundi e “non un capro espiatorio”.

Nel frattempo, l’esecutivo ruandese ha fatto sapere che i piani per il dislocamento di circa 70 mila rifugiati prenderà il via “immediatamente”. “La presenza a lungo termine di rifugiati in un paese così vicino a quello di origine provoca dei considerevoli rischi per tutte le parti coinvolte”, ha spiegato il governo di Kigali in un comunicato.

Finora, secondo le stime delle Nazioni Unite, sono almeno 240 mila le persone costrette ad abbandonare il Burundi a causa delle violenze in corso, che hanno provocato anche la morte di oltre 400 persone. (Agenzia Nova)