Burundi

Il governo del Burundi non ha preso parte parte ai colloqui di pace con l’opposizione in programma ieri ad Arusha in Tanzania sotto la mediazione ugandese, incaricata mesi fa per questo dall’Unione africana. Un boicottaggio che era già stato annunciato da un alto funzionario di Bujumbura e che conferma i dubbi su una possibile soluzione diplomatica della crisi in tempi brevi.

“Nessun dialogo né domani, né il 16 gennaio, perché non vi è stato alcun consenso su tale data,” ha affermato martedì scorso Joseph Bangurambona, il segretario permanente del ministero degli affari esteri del Burundi.

I colloqui nella vicina Tanzania erano stati annunciati lo scorso mese, come parte degli sforzi regionali per risolvere la crisi innescata lo scorso aprile dalla decisione del Presidente Pierre Nkurunziza di correre per un terzo mandato (poi ottenuto in luglio) – una mossa considerata una violazione della costituzione.

Duecentomila sono ormai i rifugiati burundesi nei paesi vicini in fuga dalle violenze e dalla repressione del governo che ha causato centinaia di vittime.
Violenze che continuano anche negli ultimi giorni. Lunedì si sono udite alcune esplosioni e raffiche di mitra nella capitale Bujumbura che hanno provocato almeno due feriti gravi, secondo le autorità, ma il dato non è chiaro. Le esplosioni sarebbero state causate da ordigni lanciati da sconosciuti in sella a delle moto. Due esplosioni sarebbero avvenute rispettivamente vicino a un convento cattolico e nei pressi di una banca.

Fonti dell’agenzia Fides a Bujumbura raccontano di un quadro preoccupante: Ogni mattina si trovano i cadaveri di persone uccise dagli “squadroni della morte”. “La polizia e le milizie vicine al Presidente rapiscono le persone e in alcuni casi chiedono forti riscatti in cambio della loro liberazione; in caso contrario le uccidono. Sono inoltre in forte aumento le violenze su donne e ragazze da parte di poliziotti e miliziani. La situazione è quindi sempre più pericolosa e preoccupante”. (AlJazeera)