Burundi / Referendum

Il governo burundese e i membri del partito al potere hanno compiuto una violenta repressione contro gli oppositori contrari al controverso referendum costituzionale che potrebbe consentire al presidente Pierre Nkurunziza, in carica dal 2005, di rimanere al potere fino al 2034. È la denuncia lanciata ieri da un rapporto dell’organizzazione Human Rights Watch (HRW), secondo cui negli ultimi mesi le autorità al potere a Bujumbura avrebbero ucciso, picchiato e intimidito presunti oppositori del referendum.

Il voto per riformare la carta costituzionale è previsto per il prossimo 17 di maggio e le modifiche verranno adottate con il 50% più uno dei voti a favore. La campagna referendaria ufficiale inizierà solo due settimane prima, dunque nessuno sarebbe ancora autorizzato a difendere apertamente il voto a favore o contro. Tuttavia l’opposizione ha già denunciato più volte intimidazioni da parte di esponenti del partito di Nkurunziza, il Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia – Forze per la Difesa della Democrazia (CNDD-FDD) e dei suoi giovani attivisti, la milizia dei famigerati Imbonerakure che secondo HRW “agirebbero in completa impunità”.

L’organizzazione ha documentato 19 casi di abusi a partire dallo scorso 12 dicembre, quando è stato annunciato il progetto di referendum, ma sostiene che potrebbero essere molto più numerosi. Stando alle testimonianze, una persona sarebbe stata picchiata a morte perché non avrebbe avuto con sé la ricevuta dell’avvenuta registrazione al voto, mentre un’altra sarebbe morta per le torture subite in prigione.

Il 20 febbraio scorso la Commissione elettorale ha annunciato che oltre 5 milioni di burundesi si sono iscritti alle liste elettorali per il referendum e per le elezioni generali del 2020.

Proprio per finanziare quest’ultimo appuntamento elettorale, il governo burundese ha iniziato a tassare gli stipendi dei dipendenti pubblici facendogli perdere il 10% dei loro guadagni mensili, con l’intento di creare un fondo per garantire lo svolgimento del voto. Lo stato burundese è in difficoltà economiche da quando ha perso gran parte del sostegno finanziario internazionale che è stato congelato dopo il colpo di mano attuato da Nkurunziza nel 2015, quando al termine del suo secondo mandato, si è fatto rieleggere in modo illegale reprimendo con violenza ogni forma di dissenso. (Africanews)