Burundi

Clima di terrore in Burundi, perpetrato dai membri della Lega giovanile del partito al potere, le milizie imbonerakure (“quelli che vedono lontano” in lingua Kirundi), che hanno picchiato, brutalmente ucciso, mutilato e torturato decine di persone in tutto il paese negli ultimi tre mesi. La denuncia è contenuta in un nuovo rapporto pubblicato ieri da Human Rights Watch che parla di diffusa impunità e mancanza di volontà del governo di perseguire o frenare le attività criminali del gruppo. Anzi, usati come para-militari, gli imbonerakure hanno acquistato sempre più potere in alcune province negli ultimi mesi. “Alcuni membri – evidenzia Hrw – collaborano a stretto contatto con il Servizio nazionale di intelligence (Service national de renseignement, Snr), arrestando presunti oppositori per poi picchiarli e trasferirli negli uffici dell’intelligence”.
In alcune parti del paese, hanno detto testimoni diretti, alcuni membri del gruppo sono anche più potenti della polizia, che non interviene nonostante sia a conoscenza di torture, arresti e maltrattamenti agli abitanti.
Il Burundi è piombato nel terrore nell’aprile 2015, quando il presidente Pierre Nkurunziza si fece rieleggere per un terzo mandato nonostante i solo due mandati previsti dagli accordi di pace. L’intesa, siglata ad Arusha, in Tanzania nel 2000, ha aperto la strada ad una serie di accordi di condivisione del potere che posero fine alla guerra civile.
Con la rielezione di Nkuruziza, forze di governo e imbonerakure hanno avviato una violenta repressione di qualunque critica al regime, che ha portato all’isolamento internazionale e al timore che si stia attuando un vero e proprio genocidio. Una Risoluzione del Parlamento europeo ha invitato ieri il Consiglio di sicurezza dell’Onu e la Corte penale internazionale (Cpi) ad aprire rapidamente un’inchiesta. Resta impunita anche l’uccisione del ministro dell’Ambiente, all’inizio di gennaio. (Human Rights Watch / VoA)