Burundi

“Da tre mesi osserviamo persecuzioni sistematiche di membri dell’opposizione, mentre il governo del Burundi continua a dire che va tutto bene”. La denuncia è di Anschaire Nikoyagize, presidente della Lega Iteka, organizzazione burundese membro della Federazione internazionale per i diritti umani (Fidh). Iteka, che lavora in incognito nel paese, ha “registrato 272 arresti e 16 scomparse in ottobre, 295 arrestati e 39 scomparse a novembre, e 246 arresti e 16 scomparse solo per il prime due settimane di dicembre”. Ciò significa che da ottobre ad oggi sono state arrestate 813 persone e 71 sono desaparecidos. Chi finisce in manette viene accusato di “partecipazione a banda armata”, ovvero di far parte di uno dei movimenti ribelli nati dalla contestazione dell’elezione per un terzo mandato del presidente Pierre Nkuruziza.
Secondo i servizi di sicurezza e gli abitanti della capitale, esercito, polizia e servizi segreti effettuano perquisizioni a sorpresa, circondando interi quartieri e impedendo alla popolazione di uscire di casa. Una repressione che ha creato un clima di nervosismo e paura diffusi.
Il Burundi è entrato in crisi nell’aprile 2015, dopo l’annuncio della candidatura incostituzionale di Nkurunziza a un terzo termine e la sua elezione nel luglio dello stesso anno. Le contestazioni, represse con violenza, hanno provocato più di 500 morti e costretto oltre 300.000 persone a lasciare il paese. (Afrique Presse)