Burundi

Ieri le autorità burundesi hanno annunciato il rilascio di 92 prigionieri che erano stati incarcerati con l’accusa di aver partecipato alle manifestazioni contro il contestato terzo mandato del presidente Pierre Nkurunziza.

Intanto ieri si sono tenuti dei colloqui a Bruxelles tra l’Ue e governo di Bujumbura per tentare di risolvere la crisi e le violenze scoppiate nell’aprile scorso a causa della ricandidatura e la successiva rielezione di Nkurunziza che viola la costituzione vigente. L’Ue ha affermato in un comunicato che le risposte date dal governo burundese all’Unione europea in materia di diritti fondamentali “non  permettono di rimediare globalmente alle mancanze degli elementi essenziali del partenariato” tra le due istituzioni.

“Misure appropriate saranno proposte alle istanze decisionali dell’Unione europea” si legge tra l’altro nel documento. Probabili, dunque, nuove sanzioni dopo quelle imposte nei mesi scorsi contro singole personalità del paese. Nel frattempo, l’Unione si riserva anche di imporre “misure conservative”, in particolare per quanto riguarda i progetti di cooperazione in corso e quelli futuri. Da parte sua il governo di Bujumbura ha minimizzato la portata delle affermazioni europee.

Deo Ruberintwari, segretario permanente del ministero dell’Interno burundese, ha tenuto comunque a sottolineare che che la liberazione di 97 prigionieri “non ha alcun legame con le consultazioni di Bruxelles”.

Attivisti e gruppi per i diritti umani affermano che molti dei manifestanti liberati erano giovani uomini che hanno subito violenze mentre erano in prigione. Fonti istituzionali burundesi hanno subito smentito tali dichiarazioni.

Philippe Nzobonariba, il portavoce del governo, ha dichiarato di sperare che le trattative con l’Ue vadano a buon fine e che gli aiuti europei non vengano messi a rischio perchè di vitale importanza per il sostentamento del paese. (Reuters / Misna)