Burundi

In una riunione d’emergenza in Tanzania, i capi di stato dei paesi dell’Africa Orientale hanno chiesto al governo del Burundi di rinviare di un mese le elezioni legislative e presidenziali di giugno.

Ciò a causa dell’instabilità della situzione politica, con violenze e scontri in tutto il paese, dopo la decisione del presidente Pierre Nkurunziza di candidarsi per un terzo mandato.

Alla riunione hanno partecipato i presidenti di Tanzania, Uganda, Kenya e Sudafrica.

“Il vertice, si dice preoccupato per la situazione di stallo in Burundi e chiede con forza un lungo rinvio delle elezioni di non meno di un mese e mezzo”, dice la nota di pubblicata ieri.

I leader hanno anche chiesto il “disarmo di tutti i gruppi di armati” e la “creazione di condizioni per il rientro nel dei rifugiati”. Sono circa 90.000, infatti, i burundesi fuggiti nei paesi vicini dall’inizio della crisi – il 13 maggio a Bujumbura è stato sventato un colpo di stato – per timore di violenze e ripercussioni.

Il portavoce del governo del Burundi, Philippe Nzobonariba, ha detto all’agenzia di stampa Afp che il governo ha accolto la dichiarazione e si è detto aperto all’idea di ritardare le elezioni.

Ma ha anche aggiunto che la questione della legittimità della ricandidatura del presidente Nkurunziza ad un terzo mandato non è stata nemmeno discussa durante la conferenza e che il governo del Burundi ritene quindi la questione “chiusa”.

Le reazioni dell’opposizione di Nkurunziza non si sono fatte attendere, hanno, infatti, chiesto subito alla gente di tornare per le strade. Uno dei leader della protesta, Pacifique Nininahazwe, ieri ha affermato: “Siamo delusi perché nel vertice non si è parlato per nulla della questione su cui siamo realmente preoccupati…organizzeremo manifestazioni ancora più grandi di quelle che abbiamo fatto finora”.

Proprio le opposizioni sabato avevano omunque chiesto tramite un’altro leader, Agathon Rwasa, il posticipo delle elezioni politiche affermando che “nelle condizioni attuali, le elezioni non sarebbero credibili, trasparenti, ma una pagliacciata”. Le dichiarazioni di Rwasa avevano fatto seguito alla fuga della vicepresidente della commissione elettorale del Burundi, Spes Caritas Ndironkeye, che ha lasciato il paese e si è rifugiata in Ruanda. Tecnicamente la commissione elettorale, formata da quattro o cinque membri può continuare a funzionare, ma non può prendere decisioni, e Ndironkeye non può essere sostituita prima delle elezioni legislative.

Le elezioni parlamentari sono previste per il 5 giugno e le elezioni presidenziali per il 26 giugno.

Nkurunziza non ha partecipato al vertice di ieri. Il suo portavoce ha detto che ha preferito portarsi avanti con la sua campagna elettorale.

Il 28 maggio anche la chiesa cattolica burundese ha ritirato il suo appoggio alle elezioni presidenziali e parlamentari, dopo che diversi paesi europei tra cui Belgio, Francia e Paesi Bassi hanno dichiarato che avrebbero sospeso i finanziamenti e aiuti destinati al paese.

Le proteste contro la sua ricandidatura in Burundi sono iniziate il 26 aprile scorso e hanno provocato più di 30 vittime nei violenti scontri contro le forze dell’ordine. (Bbc)