Burundi / Referendum

Si intensifica la repressione del dissenso in Burundi in vista del referendum costituzionale la cui approvazione consentirebbe al presidente Pierre Nkuruziza di rimanere al potere fino al 2034. Domenica nel comune di Mutambu, 35 chilometri a sud-ovest di Bujumbura, la polizia ha arrestato quindici attivisti dell’opposizione appartenenti alla coalizione Amizero y’Abarundi.

Gli uomini sono accusati di aver organizzato un incontro a sostegno del “no” alle riforme. L’arresto è stato compiuto nonostante la coalizione partecipi regolarmente alla campagna referendaria, fa sapere Pierre Celestin Ndikumana, presidente del gruppo parlamentare della coalizione, che chiede al governo di rispettare il diritto di tutti a votare “secondo coscienza”.

Dal 1 al 14 maggio 2018, i leader dei partiti politici approvati dal regime stanno conducendo una campagna per il referendum costituzionale del 17 maggio. Ma la coalizione guidata da Agathon Rwasa è praticamente l’unica forza politica che si batte a sostegno del “no”. Amizero denuncia inoltre un accesso quasi inesistente ai media pubblici burundesi, garantito dalla legge, mentre su giornali, televisioni e radio pubbliche sono onnipresenti il partito al potere (CNDD-FDD) e tutti i suoi alleati, che sostengono il “si”.

I media indipendenti invece, sono stati silenziati nel bel mezzo della campagna elettorale. E’ il caso della BBC e di Voice of America, le uniche stazioni che hanno ancora proposto dibattiti contraddittori in kirundi, la lingua nazionale, ai quali la Commissione Nazionale delle Comunicazioni – garante dell’accesso equo ai media – ha imposto di sospendere per sei mesi le trasmissioni.

La denuncia presentata dalla coalizione alla Commissione elettorale per “grave violazione del codice elettorale”, è rimasta finora senza risposta.

Il Burundi è precipitato, dall’aprile 2015, in una grave crisi, costellata di violenze, in seguito alla presentazione della candidatura del presidente Pierre Nkurunziza per un terzo mandato consecutivo in violazione della Costituzione e dell’Accordo di Arusha che pose fine alla guerra civile del 1993-2006.

Le repressioni del dissenso, iniziate in seguito alla rielezione di Nkuruziza, hanno causato la morte di oltre 1.000 civili e più di 430 mila persone in fuga dal paese, secondo un recente rapporto dell’Agenzia ONU per i rifugiati (UNHCR). (Agenzia Anadolu / Radio France International)

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