Burundi / UE

Nei giorni scorsi il Consiglio europeo ha esteso per la seconda volta le sanzioni al Burundi di un anno, fino al 31 ottobre 2019, come ultima sollecitazione a portare a termine il dialogo politico inter-burundese, in vista delle elezioni politiche del 2020.

Le disposizioni ricadono nello specifico su quattro funzionari vicini al presidente Pierre Nkurunziza, al quale la comunità internazionale chiede da tempo di porre fine alla grave crisi politica e sociale. Si tratta del vicedirettore della polizia nazionale Godefroid Bizimana, del capo di gabinetto della presidenza Gervais Ndirakobuca, dell’agente dell’intelligence Mathias-Joseph Niyonzima e dell’ex generale dell’esercito Léonard Ngendakumana.

Nel comunicato stampa, arrivato giovedì a Bujumbura, si ribadiscono le ordinanze dell’ottobre 2015: divieto di entrata nell’UE e congelamento di beni e conti bancari in Europa per attività ritenuta lesiva della democrazia e in ostacolo a una risoluzione pacifica della situazione. Al quadro, già compromesso, si aggiungono una serie di accuse che includono violenza, repressione o incitamento alla violenza e gravi violazioni dei diritti umani.

Bruxelles si dice preoccupata per il drammatico contesto di violazioni dei diritti umani nel paese, che comprende esecuzioni extragiudiziali e arresti arbitrari. La violenza generata dalla crisi ha già provocato la morte di oltre 1.000 persone e quasi 400 mila profughi, secondo un recente rapporto dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati. (Agenzia Anadolu)