Burundi

Mediatore nella crisi in Burundi, il presidente ugandese Yoweri Museveni, ha lasciato ieri sera la capitale burundese Bujumbura e ha passato l’incarico di continuare i negoziati al suo ministro della difesa, Crispus Kiyonga. Lasciando il paese ha manifestato la sua insoddisfazione ma ha dichiarato che se anche non si è arrivato ad un accordo “Il partito di governo Cndd-Fdd e i partiti di opposizione hanno accettato di negoziare rapidamente, intensamente … al fine di raggiungere un accordo”.

Pare quindi che la mediazione di Museveni (incaricato dalla Comunità dell’Africa orientale (Eac) durante un summit sulla crisi il 6 luglio scorso) tra i il partito del governo e l’opposizione abbia portato a un nulla di fatto.

Museveni non ha voluto rivelare nulla sui contenuti dei colloqui con  le parti in causa fissati lungo tutto l’arco delle 24 ore in cui è stato a Bujumbura, ha dichiarato solo che le parti si sono impegnate a riaprire il dialogo. Oggi, infatti, si prevedono  ulteriori incontri  tra il partito al potere Cndd-Fdd e opposizione.  Willy Nyamitwe, esponente del governo prevede colloqui positivi mentre  il leader dell’opposizione Agathon Rwasa  ha dichiarato che “non ci saranno argomenti tabù, tutto deve essere messo sul tavolo”.

Fino ad ora il dialogo tra le parti si era svolto sotto l’egida delle Nazioni Unite e non aveva portato a nulla. Il primo mediatore è stato respinto dall’opposizione, il secondo dal governo, entrambi accusati di imparzialità.

Ora il nodo cruciale restano le elezioni presidenziali previste per il 21 luglio. La data ha già subito rinvii, l’ultimo dichiarato all’inizio di questa settimana. L’opposizione chiede un ulteriore rinvio, dato che nelle condizioni attuali l’elezioni si tramuterebbero in una farsa come quelle legislative e comunali che si sono tenute il 29 giugno. Le opposizioni le boicotteranno certamente e il clima di tensione renderebbe comunque impossibile una campagna elettorale libera e sicura. Ma il potere si rifiuta, sostenendo il rischio di un vuoto istituzionale dato che il mandato del presidente Pierre Nkurunziza scadrà il 26 agosto.

A ribadire che il voto va rinviato ulteriormente è stato anche un gruppo di 17 agenzie di aiuti umanitari e dei diritti umani che ha avvertito: “il rischio è che le elezioni possano innescare atti di violenza” e che “i gruppi di opposizione violino l’ accordo di pace e aprà il cammino verso una nuova guerra civile”.

Segno, poi, del clima di tensione esistente in Burundi, la ripresa delle esplosioni che sono risuonate nella notte tra martedì e mercoledì a Bujumbura. Secondo Pierre Nkurikiye, vice portavoce della polizia, almeno cinque granate sono esplose nella capitale e nei suoi dintorni.

Da quando lo scorso aprile, il presidente Nkurunziza ha dichiarato che si sarebbe ricandidato per un terzo mando , violando ciò che è scritto sulla costituzione del paese, sono scoppiati disordini e proteste popolari.  Ci sono state più di 80 vittime e sono 158 mila le persone che hanno cercato rifugio nel paesi vicini. (Jeune Afrique / Afp)