Burundi

Il consigliere speciale dell’Onu per la prevenzione del genocidio, Adama Dieng, è tornato al lanciare l’allarme su quanto sta accadendo in Burundi. In una lettera scritta di recente ai membri del Consiglio di sicurezza, Dieng evidenzia che “le prospettive di pace, sicurezza e riconciliazione sono diminuite” dal novembre 2015, quando è stato chiamato ad esprimersi l’ultima volta su questo caso. Il funzionario Onu parla del rischio di “massicce” violenze e invita il Consiglio di sicurezza ad adottare “misure energiche” per porre fine alla crisi ed evitare il peggio.

Il Burundi è sprofondato nella crisi poco meno di due anni fa, in seguito alla decisione del presidente Nkurunziza di rimanere al potere dopo la scadenza del suo secondo ed ultimo mandato.
Nella sua lettera, Dieng mette in fila i tanti indicatori che mostrano che il paese rischia lo scatenarsi di violenze di massa: il fallimento dei tentativi di dialogo, il ritiro dalla Corte penale internazionale, le restrizioni imposte alle organizzazioni umanitarie internazionali e locali, e i discorsi di odio da parte di alcuni politici.
In evidenza, in particolare, l’aumento di arresti e sparizioni di oppositori, “violazioni dei diritti umani e abusi perpetrati da elementi dei servizi segreti, polizia, esercito e dagli imbonerakure“, la milizia della lega giovanile del partito di governo.
Un altro tema allarmante è lo scavalcamento della legge costituzionale che impone due soli mandati presidenziali e l’istituzione di una commissione per la revisione della Carta costituzionale. (Rfi)