Almeno 198 persone uccise da luglio a settembre 2020

Avevamo sperato che qualcosa cambiasse. La delusione quindi è ancora maggiore. Con il nuovo presidente, credevamo che un’alba nuova sarebbe sorta sulle mille colline del piccolo paese dell’Africa centrale. E invece…

Da luglio a settembre di quest’anno, almeno 198 persone sono state uccise in Burundi. È quanto afferma la Lega dei diritti dell’uomo, Iteka (Dignità, in kirundi, la lingua dei burundesi) nel suo rapporto trimestrale diffuso il 5 ottobre.

La lega Iteka è un’organizzazione non governativa burundese dei diritti umani, creata nel 1991, allo scopo di “promuovere e difendere i diritti umani e prevenirne la violazione”. È molto impegnata a monitorare e denunciare le violazioni dei diritti umani, cosa che fa pubblicando periodicamente dei rapporti sulla situazione in Burundi.

Questo è il primo rapporto di monitoraggio degli assassini registrati nel paese dall’investitura del nuovo presidente della repubblica, Evariste Ndayishimiye.

Anschaire Nikoyakize, presidente dell’organizzazione non governativa, ha dichiarato che «tra le 198 persone uccise in diverse località del paese, nel periodo coperto dal rapporto, si contano anche 26 donne». Sulle 18, sono 3 le province del paese che registrano la maggior parte delle vittime: Cibitoke (nel nordovest, dove i missionari comboniani hanno lavorato per una quindicina d’anni, fino al 1977, anno della loro espulsione) con 36 persone assassinate; Bubanza, nel nordovest immediato di Bujumbura, la capitale economica, con 32 casi; Rumonge (nel sud) con 23 casi. Si contano poi 22 casi nella provincia di Muyinga, nel nordest.

Secondo Iteka, le persone colpite sono soprattutto oppositori, membri del Congresso nazionale per la libertà (Cnl), il partito dell’ex ribelle Agathon Rwasa (sconfitto alle elezioni di maggio), e militari in pensione (dell’ex esercito monoetnico tutsi).

Il presidente di Iteka ha inoltre dichiarato che i presunti autori di questi assassini sono, soprattutto, «membri della lega dei giovani Imbonerakure (una milizia del partito al potere, libera di agire garantita dall’impunità), agenti dei servizi di sicurezza nazionale e poliziotti».
Iteka chiede al governo di fare tutto il possibile per «proteggere i cittadini». Fino a oggi nessuna reazione da parte delle autorità burundesi.

L’ong fa parte dell’Unione interafricana dei Diritti dell’uomo e dei popoli ed è affiliata alla Federazione internazionale delle Leghe dei diritti dell’uomo (Fidh, nell’acronimo francese).
Eletto il 20 maggio scorso, il generale Evariste Ndayishimiye è stato investito anticipatamente il 18 giugno a causa dell’improvvisa morte dell’ex presidente Pierre Nkurunziza, il cui terzo mandato si sarebbe concluso a fine agosto 2020.

Attenta a quanto avviene in Burundi è anche l’Onu, la cui commissione di inchiesta è stata prorogata di un altro anno: 24 i paesi che hanno votato a favore della proroga, 6 contro e 17 si sono astenuti, per non irritare ancor di più le autorità del paese. «Durante il mandato, prolungato di un anno, la commissione di inchiesta sul Burundi deve continuare le sue inchieste, presentare un aggiornamento orale della situazione e un rapporto dettagliato delle violazioni dei diritti dell’uomo», ha dichiarato Doudou Diène, presidente della commissione.

Per lui la priorità è vigilare: «Bisogna continuare a fare inchieste serie e rigorose e quindi vigilare sulla situazione dei diritti dell’uomo in Burundi, identificando o responsabili, e analizzare queste violazioni per vedere se non costituiscano dei crimini di diritto internazionale», ha indicato.

Il fatto che il consiglio dell’Onu abbia rinnovato il mandato della commissione, nonostante il cambiamento del presidente del paese, è la «prova che il lavoro fatto è apprezzato e obiettivo».

Diène ha inoltre annunciato che gli emissari dell’Onu insisteranno ancora a chiedere un accesso sul territorio nazionale del Burundi, fin qui negato dal governo: «Anche se le autorità burundesi ce lo rifiutano – ha detto ‒, ciò non impedisce all’Onu di rinnovare il nostro mandato. Continueremo quindi a servirci dei nostri metodi per investigare».

Il governo come reagisce? Accusa la commissione di fare da miccia dell’opposizione e dei nemici del paese per gettare benzina sul fuoco!
A fine settembre, Rénovat Tabu, rappresentante permanente del Burundi presso l’Onu a Ginevra, ha detto che il Consiglio di sicurezza dell’Onu deve «accettare di voltar pagina e sospendere quindi questa commissione». Per lui, tutti i rapporti della commissione non sarebbero che menzogne, diffamatorie e insultanti.

Creata nel settembre 2016 ‒ per indagare sulle violazioni dei diritti dell’uomo e altri abusi commessi in Burundi dalla crisi del 2015, nata dalle contestazioni contro il terzo mandato dell’ex presidente Nkurunziza ‒, questa commissione ha prodotto, dal 2017, diversi rapporti sui crimini contro l’umanità in Burundi. Il governo burundese fa orecchie da mercante.