Ritirati 5 candidati presidenziali
Almeno 17 persone sono state arrestate in Burundi, dopo le violenze post-elettorali scoppiate in un quartiere della capitale, nel fine settimana. Due dirigenti di un partito di opposizione hanno subito un attentato. In segno di protesta contro presunti brogli elettorali, cinque dei sette candidati alle presidenziali si sono ritirati dalla competizione.

In un clima di crescente tensione e violenza prosegue il processo elettorale in Burundi. Alcuni appartenenti ai partiti dell’opposizione sono stati arrestati con l’accusa di aver attentato alla sicurezza dello Stato fomentando i disordini scoppiati all’indomani delle elezioni comunali dello scorso 24 maggio. Le persone arrestate sarebbero 17 ma potrebbero anche essere di più. Le forze di polizia, infatti, non hanno voluto fornire il numero esatto delle persone fermate. Secondo alcune associazioni locali per la tutela dei detenuti e dei diritti umani, gli arrestati sarebbero stati incarcerati senza che in un primo momento venisse formulata contro di loro una specifica accusa.

I disordini sono scoppiati dopo il voto di maggio che ha inaugurato la maratona elettorale che proseguirà con le presidenziali del 28 giugno e con le parlamentari del 23 luglio. Le comunali sono state vinte dal Cndd-Fdd (Forze democratiche per il cambiamento), partito al potere dell’attuale presidente Pierre Nkurunziza, che ha ottenuto il 64% dei consensi. Il risultato del voto è stato contestato dalle forze di opposizione che denunciano frodi elettorali.

Nel fine settimana, un esponente dell’Unione per la pace e lo sviluppo, partito di opposizione, è stato assassinato da un gruppo di uomini che indossavano divise della polizia. Gli assassini hanno lanciato contro l’uomo una granata, provocando il ferimento di altre sei persone.
Ancora nel fine settimana, un due uomini hanno assalito un dirigente dello stesso partito, sparandogli alcuni colpi di pistola.

Ad aggiungere tensione, l’annuncio, in segno di protesta, del ritiro di cinque dei sette candidati alle prossime elezioni presidenziali. A ritirarsi, Agathon Rwasa, ex leader dei ribelli delle Forze Nazionali di Liberazione (Fnl), insieme a Domitien Ndayiezeye, Pascaline Kampayano, Leonard Nyangoma e Alexis Sinduhije, ex giornalista e candidato di una nuova formazione politica.

Gli oppositori, con la diffusione di un comunicato congiunto, chiedono alla Commissione nazionale indipendente (Ceni) di far luce sui presunti brogli e valutare la possibilità di annullare i risultati del voto e indire nuove elezioni.

La Ceni si è, tuttavia, già espressa, giudicando regolare lo svolgimento del voto. Neanche gli osservatori internazionale hanno rilevato alcuna irregolarità nelle operazioni elettorali, che si sarebbero svolte con puntualità e senza disordini.

Le municipali sono considerate il primo test della lunga maratona elettorale del paese. I risultati potrebbero infatti già indicare i favoriti delle prossime votazioni.

Il primo appuntamento alle urne è iniziato due giorni dopo la data prevista, a causa di alcuni problemi logistici dovuti al ritardo nella distribuzione del materiale elettorale in alcune zone del paese. Il ritardo è stato criticato dall’opposizione che lo ha considerato un espediente della maggioranza per manipolare i risultati.