Eletto il presidente Nkurunziza
Il Presidente uscente del Burundi, Pierre Nkurunziza, è stato riconfermato per un secondo mandato quinquennale con il 91,62% dei voti alle presidenziali del 28 giugno. Era l’unico candidato.

L’annuncio fatto ieri dal presidente della Commissione elettorale nazionale non ha sorpreso nessuno. Perché Nkurunziza era l’unico candidato alla successione di sé stesso. E perché il suo partito, Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia – Forza per la Difesa della Democrazia (Cndd-Fdd), aveva vietato qualunque tipo di campagna contro il suo candidato unico e severamente limitato la libertà di riunione e di espressione. Può sorprendere, invece, l’alto il tasso di partecipazione, il 76,98% degli aventi diritto, in un contesto di tensione e violenze com’è quello che si vive da un paio di mesi ormai in Burundi.

 

Alle precedenti boicottaggio unanime degli oppositori, accomunati nel denunciare “brogli su larga scala” e un clima elettorale fatto di intimidazioni e violenze.

 

Finora gli osservatori hanno negato tutte le accuse di irregolarità. Gli inviati dell’Unione europea hanno espresso soddisfazione per il pacifico svolgimento del voto e hanno criticato il boicottaggio dell’opposizione. Il problema maggiore, dicono gli osservatori europei, è la “la mancanza di volontà di impegnarsi nel percorso di dialogo” in Burundi.
Preoccupa in particolare l’ondata di violenza che colpisce il paese da alcune settimane. Gli attentati con granate avvenuti prima delle elezioni hanno ucciso 12 persone ferendone oltre 70. Attentati non rivendicati contro civili che potrebbero nascondere una spaccatura tra le forze politiche dell’ex-ribellione hutu (Cndd-Fdd) e una competizione per il potere quindi, interna allo stesso gruppo di potere.

 

E aumentano adesso i timori anche in vista delle altre tappe di questo calendario elettorale. La prossima è dietro l’angolo: il 23 e 28 luglio i burundesi sono chiamati ad eleggere i membri del parlamento. Un voto anche questo boicottato dalle opposizioni.
Un voto che rappresenta la terza tappa di un percorso elettorale che si concluderà il 7 settembre con l’elezione dei consiglieri locali e concepito per riconciliare il paese dopo 13 anni di conflitto civile tra maggioranza hutu e minoranza tutsi. Conflitto iniziato nel 1993 e concluso nel 2006 con l’abbandono delle armi e con il successivo ingresso nel governo dell’ultimo gruppo armato, le Forze di Liberazione Nazionale (Fnl), nell’aprile del 2009.

 

E proprio il leader del Fnl, Agathon Rwasa, rientrato dall’esilio nel 2008, era scomparso la settimana scorsa, alla vigilia del voto, dopo aver ritirato la propria candidatura per la presidenza. Si è rifatto vivo ieri con un messaggio audio nel quale spiega di essere fuggito dal paese in seguito alle minacce di arresto da parte delle autorità di Bujumbura. “Sono perseguitato perché ho detto la verità, perché ho detto pubblicamente che io non accetto il risultato delle comunali”, ha detto Rwasa, che potrebbe essersi rifugiato nell’est della RD Congo.