Burundi

Leopold Habarugira, tesoriere del partito di opposizione burundese Unione per la pace e lo sviluppo (Upd), è stato rapito ieri sera mentre camminava con la moglie, Liberty Nzitonda, nella capitale Bujumbura.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Associated Press, la donna ha raccontato che il marito sarebbe stato affiancato da quattro uomini, tra cui un ufficiale di polizia in uniforme armato di fucile, e fatto salire su un’auto nera dai vetri oscurati. “Ho paura perché so delle persone che sono state rapite in questo paese… che loro corpi vengono ritrovati più avanti, o mai”, ha detto.

Il presidente del Upd, Chauvineau Mugwengezo, in esilio, ha dichiarato che il rapimento di Habarugira “corrisponde ai metodi del Service national de renseignement”, l’intelligence burundese, già accusata dall’organizzazione Human Rights Watch di arresti arbitrari, torture e sparizioni di membri delle opposizioni, con l’aiuto delle temute milizie imbonerakure.

Leopold Habarugira è un uomo d’affari e uno dei pochi membri dell’opposizione rimasto ancora in Burundi nonostante gli attacchi e le minacce subite. Sua moglie ha detto che è sfuggito ad un tentato assassinio nel 2016. L’anno prima era stato ucciso l’ex presidente e portavoce del suo partito.

Le sparizioni e gli assassinii di figure politiche e contestatori si sono moltiplicati dal 2015, quando il presidente Pierre Nkuruziza, dopo aver modificato l’articolo 96 della Costituzione (che imponeva il vincolo di due soli mandati presidenziali consecutivi), si fece rieleggere istaurando un regime repressivo e sanguinario.
La violenza, che ha accompagnato la crisi burundese, ha causato da 500 a 2.000 morti, secondo fonti internazionali (Onu e Ong), centinaia di casi di sparizioni forzate e di torture, e hanno portato all’esilio più di 425 mila persone.

Il 4 settembre scorso gli investigatori delle Nazioni Unite hanno invitato la Corte penale internazionale ad indagare “il più presto possibile” sui crimini contro l’umanità commessi dagli agenti statali, incluse esecuzioni extragiudiziali, detenzioni arbitrarie, atti di tortura e di violenza sessuale. Davanti a queste accuse, Bujumbura ha reagito denunciando una “cospirazione internazionale”. (Jeuneafrique)