Burundi / Referendum

Almeno 46 persone sono state uccise tra il 1 e il 20 maggio in Burundi, durante la campagna per il referendum su modifiche costituzionali che permetteranno al presidente Pierre Nkuruziza di mantenersi al potere fino al 2034. A denunciarlo è la Lega burundese per i diritti umani (Iteka) in una relazione speciale sul referendum del 17 maggio, pubblicata martedì.

Iteka fa sapere d’aver rilevato violazioni dei diritti umani e irregolarità legate al processo elettorale, e “registrato almeno 46 persone uccise, 3 rapite, 32 torturate, 124 arbitrariamente arrestate e una vittima di stupro”. La stessa fonte afferma che il periodo del referendum è stato caratterizzato da “attacchi armati perpetrati da persone non identificate, atti mirati di tortura e arresti arbitrari”. “Le vittime – prosegue il rapporto – sono principalmente oppositori politici e in particolare quelli della coalizione Amizero y’Abarundi, che hanno chiamato la popolazione a votare “no”.

Il mese scorso Iteka aveva pubblicato un altro rapporto che denunciava l’uccisione di almeno 63 persone dall’inizio dell’anno, nell’ambito di una violenta campagna di repressione del dissenso, denunciata anche dall’organizzazione internazionale Human Rights Watch.

Il Burundi sta affrontando una grave crisi sociale dal 2015, dopo la decisione di Nkurunziza di cercare un terzo mandato presidenziale in violazione della costituzione e degli accordi di pace. La violenta repressione delle opposizioni ha già provocato la morte di oltre 1.000 persone e più di 430 mila profughi, secondo un rapporto dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), pubblicato il 30 aprile 2018. (Agenzia Anadolu)