Burundi

Almeno 63 persone sono state uccise nel corso del primo trimestre di quest’anno in Burundi. A denunciarlo è un rapporto, pubblicato il 6 aprile scorso dalla Lega burundese per i diritti umani (Iteka). La stessa fonte sostiene di aver registrato 54 casi di tortura, 488 arresti arbitrari e 15 vittime di violenza sessuale.

Le vittime sono per lo più “avversari e presunti oppositori del regime del presidente Pierre Nkurunziza, in generale, e in particolare i membri dei partiti di opposizione politica”. “Gli autori di queste violazioni dei diritti umani sono in gran parte giovani Imbonerakure, la milizia affiliata al CNDD-FDD (Consiglio Nazionale per la Difesa della Democrazia-Forze per la Difesa della Democrazia), agenti del SNR (Servizio di intelligence nazionale), poliziotti, militari e personale amministrativo”, riferisce.

Inoltre, l’organizzazione per i diritti umani denuncia “un giro di vite lanciato dai funzionari amministrativi e dalla polizia contro chiunque contrasti il referendum sulla modifica costituzionale” che, se approvata, potrebbe consentire al 54enne presidente Pierre Nkurunziza, in carica dal 2005, di rimanere al potere fino al 2034. Il voto è stato fissato al 17 maggio.

Il Burundi sta vivendo una grave crisi politica e di sicurezza dal 2015, quando il presidente Nkurunziza ha forzatamente e illegalmente ottenuto un terzo mandato, seguito da feroci repressioni del dissenso che hanno causato quasi 2.000 morti e costretto più di 430 mila persone a fuggire dal paese. (Agenzia Anadolu)