Burundi

Un’indagine della Commissione per la verità e la riconciliazione presentata nei giorni scorsi al parlamento ha rivelato la presenza di oltre 4mila fosse comuni contenenti i resti delle vittime delle uccisioni di massa avvenute nel 1965, 1969, 1972, 1988 e 1993.

In totale sono state identificate 142.505 vittime ma «molte altre fosse comuni devono ancora essere trovate perché le persone che le conoscono hanno paura di parlare o sono traumatizzate», ha detto Pierre-Claver Ndayicariye, presidente della Commissione, istituita nel 2018 per far luce sulle tensioni etniche, ancora presenti nel paese.  

Lunedì, una fossa comune con 270 corpi, è stata aperta al pubblico nella capitale Bujumbura. Si ritiene che contenga i resti di persone uccise negli scontri seguiti all’assassinio di Melchior Ndadaye, il primo presidente Hutu eletto nel paese, nel 1993.

La sua uccisione scatenò una brutale guerra civile tra l’esercito dominato dai Tutsi e i gruppi ribelli Hutu. In 12 anni di conflitto sono morte più di 300mila persone. La guerra civile burundese si è conclusa con gli Accordi di Arusha (Tanzania), firmati nel 2000, che stabiliscono un equilibrio politico tra la maggioranza della popolazione – Hutu, all’80 % circa – e la minoranza Tutsi. Un equilibrio pesantemente minacciato dall’attuale regime del presidente Pierre Nkuruziza. (BBC)