BURUNDI / ONG

A partire dal primo ottobre è stata avviata la procedura di sospensione per tre mesi delle attività di tutte le ong internazionali che operano nel paese. E’ stato il Consiglio di sicurezza nazionale, presieduto dal capo di Stato Pierre Nkurunziza, ad adottare la misura restrittiva per obbligare le organizzazioni a rispettare una nuova legge introdotta a gennaio dello scorso anno. Le organizzazioni hanno dunque tre mesi per mettersi in regola, pena la “cancellazione permanente”.

La legge in questione prevede il controllo sulle finanze e sui costi amministrativi delle ong e impone che rispettino l’equilibrio etnico nazionale (60% hutu e 40% tutsi), disposto dalla Costituzione. Il ministro dell’Interno ha dunque chiesto la presentazione di un accordo di cooperazione con il ministero degli Esteri, di un protocollo con il ministero che disciplina il loro settore di intervento, di un impegno per il rispetto delle normative finanziarie e di un “piano per la correzione degli squilibri etnici”.

Le ong lamentano l’incomprensibilità della misura e dichiarano che, sulla base del loro regolamento, solo il ministro degli Esteri può sospendere le loro attività.

Il Burundi negli ultimi anni è stato spesso sotto i riflettori internazionali, con indagini avviate dalla Corte penale internazionale contro il presidente Nkurunziza in seguito alla morte di 1.200 presunti oppositori e lo sfollamento di 400.000 persone nel 2015, dopo la sua rielezione, e con denunce dell’ONU di gravi violazioni dei diritti umani e di crimini contro l’umanità, alimentati da “appelli all’odio” dello stesso presidente, tra il 2017 e il 2018. (Radio France Internationale / Le Monde )