Burundi

“Non ci sarà in Burundi né guerra né genocidio”: parole rassicuranti sono arrivate ieri dal consigliere per la Comunicazione del presidente Pierre Nkurunziza alla vigilia della scadenza dell’ultimatum lanciato ai suoi oppositori che stanno mettendo a ferro e fuoco il paese e anche in risposta alle accuse internazionali arrivate nei giorni scorsi. Ultime quelle di Paul Kagame, presidente del vicino Rwanda, che ha parlato di possibile genocidio in corso in Burundi.

“È in atto una manipolazione della comunità internazionale – ha detto Willy Nyamitwe – finita nelle maglie di un’opposizione che ha sempre evocato la parola ‘genocidio’ e che ha divulgato un’immagine errata di alcuni responsabili del Burundi”. Intanto prosegue l’ondata di violenza nel paese africano.

Per tutta la giornata di ieri, polizia ed esercito hanno perquisito  tutto il quartiere di Mutakura casa per casa in cerca di armi. A mezzanotte di sabato infatti è scaduto il termine dato da Nkurunziza, per consegnare le armi. Il presidente ha dato ordine alla polizia  di usare tutti i mezzi a loro disposizione per cercarle e trovare gli oppositori.

Nella capitale Bujumbura in migliaia hanno abbandonato le loro case dopo le operazioni deelle forze dell’ordine che alla fine hanno generato scontri che hanno provocato decine di morti negli ultimi giorni. Nove vittime solo sabato notte in un bar nel quartiere di Kanyosha a sud della capitale Bujumbura.

Tra le vittime del fine settimana c’è anche il figlio di un celebre difensore dei diritti umani Welli Nzitonda, ritrovato senza vita.

Ieri sono arrivati accorati appelli dalla comunità internazionale. Il segretario dell’Onu Ban Ki-Moon ha chiesto senza mezzi termini che le violenze nel paesi cessino immediatamente.

Un Consiglio straordinario di sicurezza dell’Onu si riunirà oggi su richiesta della Francia, per cercare di trovare soluzioni all’escalation di violenza nel paese. Anche gli Usa hanno accusato il governo del Burundi di incitare alla violenza. L’inviato speciale Usa per la regione dei Grandi Laghi, ha condannato “la retorica pericolosa del governo”. Intanto la Corte penale internazionale, Cpi, si è detta pronta a perseguire gli autori dei crimini di guerra e degli atti di genocidio nella nazione della regione dei Grandi Laghi. (Agi / Reuters)