La regione è sotto il controllo dell’Angola dal 1975
Torture, violazione dei diritti umani, detenzioni arbitrarie: le forze armate angolane a cabinda fanno quello che vogliono. La ricchezza dell’enclave di Luanda in terra congolese giustifica ogni cosa. La denuncia di un rapporto di Hrw.

Mi hanno messo nel buco. Detenzione militare, tortura, e processi ingiusti a Cabinda” : è il titolo del rapporto pubblicato lunedì 22 giugno dall’organizzazione internazionale per i diritti umani Human rights watch, nel quale si denunciano le detenzioni illegali e le torture che i militari angolani impongono nell’enclave di Cabinda, in territorio congolese.

Secondo Hrw l’esercito angolano viola regolarmente i diritti dell’uomo: il rapporto raccoglie le denunce di 38 persone arrestate dai militari, torturate e imprigionate senza possibilità di contatto con l’esterno, senza essere mai sottoposte a processo. Luanda giustifica le misure repressive con la tutela della sicurezza nazionale: i separatisti di Cabinda sono stati accusati di attentare allo stato. Oltre ai metodi brutali e a confessioni attenute con la tortura, Hrw contesta gli stessi arresti: molti dei detenuti sono oriundi che abitano le zone rurali, catturati in operazioni militari casuali.  

L’organizzazione chiede la liberazione immediata dei detenuti e processi rapidi e giusti. Chiede inoltre l’apertura di inchieste nei confronti della polizia e dell’esercito angolano per le violazioni dei diritti umani subite dai detenuti. Negli ultimi mesi ci sono stati segnali di miglioramento nel trattamento dei detenuti: per esempio nel marzo 2009 4 detenuti sono stati prosciolti da ogni accusa.

La piccola regione, che si affaccia sull’oceano Atlantico tra la Repubblica democratica del Congo e il Congo-Brazzaville, è dal 1975 sotto il controllo dell’Angola. Occupata e controllata militarmente, Luanda sfrutta i giacimenti petroliferi dell’enclave e le sue riserve minerarie. Il Fronte di Liberazione dell’Enclave di Cabinda (FLEC), chiede l’indipendenza della regione, anche con le armi. Il conflitto tra le due parti si era attenuato nel 2006, con la firma di un accordo di pace. Ma l’intesa non è stata riconosciuta dalla società civile e dalle chiese, riunite nel Forum cabindese per il dialogo (FCD), e il conflitto, anche se con un impatto basso, è continuato. Così come è continuata la repressione da parte dei militari angolani, con la complicità delle società straniere che a Cabinda fanno affari d’oro a spese della popolazione, che vive in condizioni di povertà. L’acceso all’enclave è controllato militarmente: difficile avere notizie precise sulla situazione umanitaria.