Tanzania / Bracconaggio
Considerata tra i maggiori trafficanti di zanne di elefante dell'africa orientale, Yang Feng Glan, una donna cinese di 66 anni conosciuta anche come “The queen of ivory”, è stata arrestata la scorsa settimana. Un duro colpo al bracconaggio e al traffico illegale, ma ancora poco per sconfiggere un meccanismo criminale ben oliato.

Gli investigatori del reparto speciale della Tanzanian national and transnational serious crimes investigation unit (Ntsciu), l’hanno soprannominata “The queen of ivory” (La regina dell’avorio) per il suo ruolo di leader nel bracconaggio e nel traffico illegale di zanne d’elefante in Africa orientale, nell’ultimo decennio.
Dopo un anno di pedinamenti e intercettazioni, Yang Feng Glan è stata arrestata, all’inizio di ottobre a Dar es Salaam, assieme ad alcuni suoi collaboratori. La sessantaseienne signora cinese è accusata del contrabbando di 706 zanne, per un valore stimato di 2.5 milioni di dollari e rischia 30 anni di reclusione. Gli inquirenti la considerano il punto di collegamento tra mediatori locali e mercato internazionale. Il suo arresto, segue quello di un’altra figura di primo piano del traffico d’avorio di Kenya e Tanzania: Feisal Mohammed Ali, catturato lo scorso dicembre.

Chi è “la regina Glan”?
Una carriera brillante quella di Feng Glan, iniziata nel 1975, quando, allora ventiseienne, arrivò in Tanzania impiegata come traduttrice durante la costruzione della ferrovia, essendo una delle pochissime cinesi che conosceva la lingua kiswaili. La giovane traduttrice divenne in seguito una conosciuta donna d’affari, fondò una società (Beijing Great Wall Investment) e aprì un grande ristorante a Dar es Salaam usato, secondo gli inquirenti, come copertura per le attività illecite. Dal 2007 al 2012, l’imprenditrice fu anche segretario generale dell’ufficio tanzaniano del China-Africa Business Council (organizzazione per la promozione e lo sviluppo dei rapporti economici e commerciali sino-africani). In tutti questi anni, la donna avrebbe contrabbandato milioni di dollari d’avorio grazie ai suoi contatti in Cina e finanziato i bracconieri, acquistando loro armi e munizioni. E c’è chi si chiede come abbia potuto una figura così in vista, operare illecitamente a così alti livelli per decenni.

Passo avanti, ma contesto allarmante
L’arresto della “Regina dell’avorio” rappresenta un passo avanti significativo nella lotta al commercio di zanne ma, come denuncia un rapporto investigativo pubblicato lo scorso luglio dalle organizzazioni non governative (ong) Global Eye e Elephant Action League, per rendere questa lotta realmente efficace, occorre agire a livello politico. “Governance debole e corruzione diffusa nei paesi africani – si legge – restano i due maggiori ostacoli alla diminuzione del bracconaggio e del traffico d’avorio. Due fattori che insieme, vanificano gli sforzi nazionali, internazionali ed i milioni di dollari investiti nella protezione degli elefanti”. Dopo essersi infiltrati nella rete criminale, gli uomini delle due ong, hanno scoperto com’è strutturato il sistema: un insieme di “cellule” che operano lungo la filiera in modo indipendente. Questi gruppi, composti da gente del posto e spesso sostenuti da ufficiali del governo compiacenti, sono estremamente flessibili e, una volta colpiti da un arresto, in grado di riorganizzarzi velocemente. Un network, insomma, molto simile a quello terrorista.

Grazie a questo ben oliato meccanismo criminale, il massacro di elefanti in Tanzania registra numeri sempre più allarmanti: un rapporto pubblicato lo scorso anno dall’organizzazione non governativa britannica Environmental Investigation Agency, evidenzia che dal 2004 al 2014, il paese ha perso almeno due terzi della sua popolazione di pachidermi, con 65.721 animali uccisi negli ultimi cinque anni, secondo stime del governo. Le speranze di un’inversione di tendenza sono riposte oggi sopratutto nelle dichiarazioni d’intenti per la “quasi totale messa al bando” di acquisto e vendita di avorio, fatte a settembre da Cina e Stati Uniti, i due principali mercati al mondo per il commercio dell’oro bianco.

Nella foto in alto Yang Feng Glan scortata dalla polizia a Dar es Salaam. (Fonte: Afp). Sopra uno dei tanti bottini di avorio sequestrati dalla polizia tanzaniana dopo un raid contro un gruppo di bracconieri. (Fonte: ITV News)