Mondiali 2014 in Brasile

L’appuntamento sportivo del prossimo giugno rischia di essere un autogol. Troppe promesse non mantenute dal governo brasiliano. Troppi soldi pubblici spesi per stadi sovradimensionati. Troppe famiglie sfrattate. E monta il malcontento.

«La preparazione dell’evento sarà all’insegna della trasparenza»; «La Coppa del Mondo sarà l’opportunità per migliorare le infrastrutture necessarie ai mondiali ma anche fondamentali per lo sviluppo del nostro Brasile»; e infine «I Mondiali sono un evento privato: il governo non deve investire, deve solo facilitare». Sono tutte affermazioni dell’ex presidente brasiliano Lula; e tutte sono state pronunciate mentre Lula era ancora in carica, tra l’annuncio dell’assegnazione della Coppa al Brasile (30 ottobre 2007) e l’incontro con il presidente sudafricano Jacob Zuma durante i mondiali 2010, per il passaggio di testimone.

Promesse, quelle fatte da Lula, che i brasiliani non hanno dimenticato, ma che sono state tutte disattese. Difficile dire per quale aspetto i cittadini si sentano maggiormente traditi: nelle manifestazioni delle Jornadas de Junho, gli slogan erano diretti tanto alla corruzione (principale imputato alla lievitazione astronomica dei costi per la costruzione degli stadi) quanto alla mancata realizzazione delle migliorie alla viabilità. A irritare i brasiliani soprattutto il fatto che l’85% della copertura economica arriva da fondi pubblici, attraverso il Banco Nacional de Desenvolvimento Econômico e Social (Bndes), banca pubblica legata al Ministero dello sviluppo, dell’industria e del commercio estero.

Di certo la realizzazione di stadi in linea con le direttive Fifa è il capitolo più spinoso, a partire dalla scelta di arruolare ben 12 città sede, due in più rispetto alle richieste ufficiali. Oltre alle difficoltà che la distanza e la differenza di fuso orario causano in un paese così vasto, la critica principale è che si stia ripetendo quanto già successo in Sudafrica: alcuni degli stadi resteranno cattedrali nel deserto. Il Brasile è il paese del calcio, ma non tutte le città hanno una torcida (una tifoseria) in grado di riempire arenas da oltre 40mila posti.

A Brasilia, Manaus, Cuiabá e Natal il tifo si anima più per le squadre cariocas, bahianas o paulistas che per quelle locali, che militano nelle categorie inferiori. Brasilia ha annunciato che i tifosi del Flamengo e del Corinthians potranno vedere le loro squadre giocare nell’Arena Mané Garrincha, ma la capitale brasiliana si trova a poche ore di volo da San Paolo e Rio e questo rende tutto più facile. (…)

 

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