Un gol per rinverdire il Sahel - Nigrizia
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Club e federazioni nazionali in campo contro la deforestazione
Un gol per rinverdire il Sahel
Dal Senegal al Burkina Faso il calcio diventa veicolo di sensibilizzazione ed educazione ambientale coinvolgendo tifoserie e comunità locali - i giovani in particolare - in programmi di piantumazione e accudimento di centinaia di alberi in aree minacciate dalla desertificazione lungo la Grande Muraglia Verde
19 Maggio 2026
Articolo di Vincenzo Lacerenza
Tempo di lettura 5 minuti

Immaginate un boato che scuote lo stadio. Non, però, la celebrazione di un gol che vale tre punti, ma il suono di cento nuovi alberi che affondano le radici nella terra arida del Sahel. In Africa occidentale il calcio sta smettendo di essere “solo” un gioco per diventare il motore di una rivoluzione ecologica senza precedenti, trasformandosi in un potente megafono per educare le nuove generazioni sulla lotta contro l’avanzata del deserto.

Tra Senegal e Burkina Faso, infatti, i club e le federazioni nazionali hanno deciso di scendere in campo contro un avversario comune: la desertificazione.

Il meccanismo è tanto semplice quanto potente: trasformare ogni evento sportivo in un’azione di riforestazione, coinvolgendo attivamente le popolazioni locali e responsabilizzando i giovani atleti che diventano i primi custodi del proprio ecosistema. Iniziative come “One Goal, 100 Trees”, promossa da organizzazioni come Nourish Africa e sostenuta da diversi club locali, hanno stabilito un legame diretto tra il calcio e il territorio. Per ogni rete segnata durante i match ufficiali, vengono piantati cento alberi lungo il tracciato della Great Green Wall (la Grande Muraglia Verde), l’ambizioso progetto dell’Unione Africana pensato per creare una fascia boschiva di 8mila km dal Senegal al Gibuti.

Ma non si tratta solo di gol. In Burkina Faso, la Fédération Burkinabè de Football (FBF) ha recentemente lanciato campagne di massa, coinvolgendo i tifosi: una parte del ricavato dei biglietti venduti viene destinata all’acquisto di piantine di specie autoctone come il cailcedrat o la palma da dattero. Nel luglio 2025, ad esempio, la federazione ha guidato un’operazione simbolo piantando centinaia di alberi nel sito di Ouaga 2000, trasformando i calciatori in veri e propri “Green Guardians”.

A confermare la portata strategica di questo evento è intervenuto direttamente il presidente della FBF, il colonnello-maggiore Oumarou Sawadogo, che ai microfoni dell’Agence d’Information du Burkina ha spiegato le ambizioni dell’iniziativa legata al nuovo quartier generale di 29 ettari: «Questa riforestazione ci permetterà di rinverdire la nostra zona», ha spiegato. «Siamo a circa 600 piantine ma non ci fermeremo qui. Man mano che occuperemo l’area, continueremo a piantare».

Non si tratta solo di un’operazione estetica, ma di una precisa assunzione di responsabilità sociale da parte del mondo del calcio. Sfruttando la cassa di risonanza dello sport, infatti, Sawadogo ha voluto lanciare, un forte appello alla mobilitazione collettiva. «Che questo atto ispiri ciascuno di noi a compiere, al proprio livello, azioni concrete per un Burkina Faso più verde e prospero», ha dichiarato al portale Burkina24.

In Senegal, invece, l’integrazione tra sport e ambiente ha raggiunto un livello istituzionale grazie alla collaborazione con l’ASERGMV (Agence Sénégalaise de la Reforestation et de la Grande Muraille Verte). Club storici come l’ASC Jaraaf e il Teungueth FC si sono uniti alle iniziative, cominciando a promuovere il concetto di “stadio verde”.

Non si parla solo di piantumazione, ma di educazione: prima dei match, i volontari distribuiscono kit di sensibilizzazione e coinvolgono i giovani delle scuole calcio nelle operazioni di manutenzione delle aree riforestate. A confermare quanto l’aspetto educativo e il coinvolgimento diretto delle comunità siano il vero motore dell’iniziativa, è intervenuto Sékouna Diatta, direttore generale dell’ASERGMV.

Parlando alla stampa senegalese durante le recenti mobilitazioni ecologiche sul territorio, Diatta ha ribadito come la riforestazione debba necessariamente passare per l’educazione delle nuove generazioni: «Non basta solo prendere coscienza di un problema, ma si tratta soprattutto di attuare delle soluzioni», ha detto. «L’accompagnamento avverrà su più livelli; innanzitutto a livello di sensibilizzazione, continueremo a organizzare questo genere di incontri per dibattere delle questioni ambientali».

Questo approccio ritrova le sue radici nella filosofia popolare senegalese del “Set Setal” (espressione in lingua wolof che significa letteralmente “pulire e rendere pulito), uno storico movimento dal basso che spinge i giovani a prendersi cura dei propri spazi. Una responsabilità civile che oggi ricade anche sui grandi club sportivi.

Babacar Ndiaye, presidente del Teungueth FC, ha recentemente evidenziato l’urgenza di un rinnovamento globale per le istituzioni calcistiche locali e il loro impatto sulla società. «Finché non cambiamo il modello attuale, sarà difficile farcela. Non possiamo fare le stesse cose da 15 anni e aspettarci risultati diversi», ha dichiarato ai microfoni di Dsports con una malcelata vena polemica. Una spinta di rottura col passato che il club di Rufisque sta traducendo in azioni concrete, trasformando lo stadio da semplice arena sportiva a vero e proprio presidio ecologico per il futuro della comunità.

L’obiettivo è ambizioso: entro il 2030, la Muraglia Verde dovrebbe ripristinare 100 milioni di ettari di terra degradata. Utilizzare il calcio come veicolo significa parlare direttamente al cuore della popolazione più giovane del mondo. In una regione dove l’80% delle persone dipende dalle risorse naturali per la sussistenza, un gol non è più solo una gioia sportiva, ma anche e soprattutto una promessa di sicurezza alimentare e resilienza climatica.

Questa mobilitazione dimostra che lo sport può essere un formidabile acceleratore per gli obiettivi di sviluppo sostenibile. Piantando alberi, i club non solo combattono il cambiamento climatico, ma creano anche lavoro verde per le comunità locali, incaricate di monitorare la crescita delle piante. In Africa occidentale, del resto, la battaglia contro la desertificazione non è più procrastinabile. La partita contro il deserto è appena iniziata ma, ogni volta che la palla gonfia la rete, il Sahel respira un po’ di più.

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