Rapporto di Aid Watch 2018
Per la prima volta dal 2012, la spesa dell’Ue è in diminuzione. I fondi stanziati nel 2017 per l’accoglienza dei rifugiati nei paesi dell’Unione si sono ridotti del 10%, mentre quelli per la riduzione del debito nei paesi in via di sviluppo, addirittura dell’82%.

Con l’apertura del dibattito sulla ripartizione del bilancio dell’Unione europea per il periodo compreso tra il 2021 e il 2027, la Commissione ha proposto un aumento di circa il 30% delle risorse da destinare a nazioni esterne all’Unione. Si passerebbe così dai 94,5 miliardi di euro previsti tra in 2014 e il 2020 a circa 123 miliardi da impegnare nei 7 anni successivi. Di questi fondi 89,2 miliardi dovrebbero essere destinati al nuovo Strumento di vicinato, sviluppo e cooperazione internazionale.

Nonostante le rosee prospettive di investimenti messe sul tavolo dalla Commissione (il bilancio è ancora lontano dalla sua approvazione definitiva), ad oggi, per la prima volta dal 2012, la spesa dell’Unione europea per gli aiuti allo sviluppo è in diminuzione.                     

Secondo l’ultimo report di AidWatch 2018, infatti, i fondi stanziati nel 2017 per l’accoglienza dei rifugiati nei paesi Ue si sono ridotti del 10%, mentre quelli per la riduzione del debito nei paesi in via di sviluppo, addirittura dell’82%. Il rapporto evidenzia tuttavia una diminuzione dal 22% (circa 16 miliardi) del 2016, al 19% (circa 14 miliardi) del 2017, degli aiuti “gonfiati”, ossia di quelle forme di aiuto che vengono conteggiate nel totale delle risorse messe a disposizione di altri stati ma che non oltrepassano i confini nazionali. Alla spesa gonfiata sono riconducibili le spese per i rifugiati presenti sul suolo del paese donatore, le risorse per il pagamento degli interessi sul debito, i costi sostenuti per i servizi agli studenti dei paesi in via di sviluppo in Europa e gli aiuti legati, ossia quegli aiuti spendibili dai paesi più poveri solamente per effettuare acquisti nei paesi donatori.  Per dare una dimensione a questo fenomeno si considerino, ad esempio, gli aiuti bilaterali stanziati dall’Italia nel 2016; soltanto 500 milioni su un totale di 2,3 miliardi messi a disposizione, sono stati impegnati in progetti per il miglioramento economico e sociale in Africa, America Latina e Asia, mentre il 78% degli investimenti non ha mai raggiunto i paesi in via di sviluppo.

Nella generale diminuzione degli aiuti europei, il rapporto ha evidenziato, però, un positivo aumento dei flussi diretti verso i paesi più arretrati. Nel 2017, infatti, è stata registrata una crescita dei finanziamenti diretti ai paesi meno avanzati del +4% rispetto l’anno precedente, per una cifra pari allo 0,11% del reddito nazionale lordo dell’Unione europea.  

Nel quadro dei finanziamenti europei, è importante infine menzionare le spese per la sicurezza conteggiate come aiuti allo sviluppo. A partire dal 2016, l’Osce ha infatti aperto alla possibilità di considerare anche le spese militari come contributi alla cooperazione. Questa novità ha permesso di inserire nelle voci di spesa per la cooperazione anche l’addestramento militare in ottica di un possibile intervento per fornire aiuti umanitari. Nonostante le voci relative a questa particolare tipologia di spesa siano aumentate nell’ultimo periodo, continuano a rappresentare una percentuale molto bassa sul totale dei finanziamenti alla cooperazione anche se non è possibile escluderne un aumento.