TATALITA – FEBBRAIO 2018
Elianna Baldi

Paesaggio arido e polveroso. Pali di bambù infilzati nella terra sabbiosa, a indicare i quattro angoli di infinite tende di un accampamento fantasma. Erba, terra e pietre carbonizzate e impregnate della cera di candele liquefatte, il cui odore acre ne materializza ancora la presenza.

Una ripida e irregolare scalinata segnata a destra e a sinistra da cenere e cera, lo stesso odore acre, e radici spigolose di arbusti, che resistono ostinate all’erosione. Sulla cima una grande croce circondata da massicci candelabri in cemento armato, attorno ai quali si raccolgono i pellegrini che arrivano dalla capitale Bangui e da tutto il paese.

Tutto parla della fede grande di un popolo, nella spianata collinare del santuario mariano di Ngoukomba. I pochi pellegrini, la chiesa in costruzione, l’immenso capannone spoglio, dicono quasi di più del vociare della folla immensa che si riversa in questo luogo l’8 dicembre, il giorno dell’Immacolata. È qui che le suore missionarie comboniane hanno voluto iniziare la celebrazione del 50° anniversario della loro presenza nella Repubblica Centrafricana, all’incrocio di popoli in movimento.

Le prime erano sorelle espulse dal Sudan nel 1964, a fianco dei profughi sudanesi nell’est del paese, nel 1967, e poi di nuovo nel 1990. Alcune sorelle sono arrivate dal Ciad nel 1985 per assistere i rifugiati ciadiani nel nord del Centrafrica. Altre sorelle erano passate dallo Zaire (oggi Rd Congo) della rivolta dei simba (1964). In un Centrafrica scosso dai ribelli ugandesi del Lord’s Resistance Army, dai banyamulenge di Bemba, dal ciadiano Miskine, dal camerunese Sidiki, ogni colpo di stato ha creato ammutinamenti e spostamenti di popolazione.

Condividendo con altri missionari il tema delle nostre origini, abbiamo scoperto che anche i missionari della Società missioni africane (Sma) hanno aperto qui in seguito all’espulsione dal Camerun; prima di loro i cappuccini estromessi dall’Etiopia avevano fatto lo stesso; e i fidei donum polacchi hanno avviato una missione con un sacerdote defenestrato dal Congo.

Mi è venuto spontaneo chiedere perché congregazioni che hanno testimoniato altrove il vangelo a così caro prezzo, non hanno saputo far cambiar rotta ai vari regimi che hanno impoverito, diviso e distrutto questo bel paese. E continuano a farlo, come stiamo sperimentando ogni giorno. La risposta di un vescovo è stata questa: «Non si è ancora alzato qualcuno di abbastanza folle».

In questi pochi e intensi anni qui, in realtà ho assistito a degli inizi di “santa follia”, soffocata però e messa a tacere dagli equilibri diplomatici richiesti “in nome della pace”. Se si guarda ai morti e agli sfollati recenti, se si guarda all’accaparramento delle risorse ovunque, viene da chiedersi: quale pace? La pace di chi? Quando?

Le comboniane celebrano i loro 50 anni in Centrafrica mentre tutta la Congregazione inizia la preparazione a un grande giubileo e chiede a ciascuna di mettersi in cammino per ricercare insieme dei nuovi significati del nostro essere missionarie comboniane oggi.

Che la fede caparbia di questo popolo che ci ha accolto e delle sorelle che ci hanno preceduto, ci sostenga e ci sospinga attraverso nuovi coraggiosi cammini.

Ngoukomba
Mercoledì 14 giugno è stata posta la prima pietra della cappella dei pellegrini che sorgerà presso il santuario mariano di Ngoukomba, 23 km a est della capitale Bangui. Per il vicario generale dell’arcidiocesi di Bangui, padre Euvra Bondobo, «la chiesa è un desiderio della comunità cristiana che manca di un luogo di raccoglimento e di preghiera». Il progetto è un’iniziativa del cardinal Dieudonné Nzapalainga, arcivescovo di Bangui dal 2012, ed è finanziato dai contributi di uomini e donne di buona volontà.