Camerun / Libertà di stampa

Le organizzazioni per i diritti dei media chiedono alle autorità del Camerun di rilasciare i giornalisti detenuti senza accuse formali lo scorso mese, dopo aver riferito sui disordini avvenuti nel paese in concomitanza con le elezioni presidenziali del 7 ottobre. L’ultima a finire nel mirino del governo è la popolare conduttrice televisiva Mimi Mefo che dirige le notizie in inglese per il canale televisivo privato Equinoxe, convocata lunedì davanti a un tribunale militare dopo aver ricevuto diverse minacce di morte.

La reporter ritiene che le autorità stiano cercando di intimidirla a causa del suo lavoro. «Il mio avvocato mi ha detto che è stata aperta un’indagine nei miei confronti per propagazione di informazioni false e cybercriminalità», ha fatto sapere. «Il problema in realtà sono le mie relazioni, i miei dibattiti, i costanti aggiornamenti pubblicati sul mio sito web e sui social media su questioni politiche e sociali. Quando si denunciano le atrocità, si viene minacciati e considerati come nemici», ha aggiunto.

Le organizzazioni per la tutela dei diritti umani denunciano che le autorità del Camerun hanno preso di mira diversi giornalisti per i loro racconti critici e dettagliati sulle insurrezioni nel paese, prima e dopo criticata riconferma del presidente Paul Biya, già al potere da 36 anni, per un settimo mandato settennale.

Il 23 ottobre la polizia del Camerun ha arrestato Michel Biem Tong, noto per le sue denunce delle atrocità compiute dai militari nella lotta contro i terroristi di Boko Haram nel nord e i separatisti anglofoni ad ovest. Tra gli arrestati il mese scorso anche l’editore Gustave Flaubert Kengne, la cui pubblicazione, Orientation Hebdo, è specializzata in relazioni sui diritti umani.

L’Unione dei giornalisti del Camerun e il Comitato per la Protezione dei Giornalisti (CPJ) parlano di persecuzioni e intimidazioni, anche perché nessuno degli arrestati è stato accusato ufficialmente, e chiedono alle autorità di rilasciare immediatamente i colleghi.

Il ministro della Comunicazione, Issa Tchiroma, ha risposto che tutti dovrebbero smettere di pubblicare “informazioni false, che mettono a repentaglio l’unità del Camerun”.

Il CPJ denuncia invece che dal novembre 2016 – quando iniziò la rivolta separatista nelle due regioni anglofone occidentali – il governo ha ripetutamente imprigionato giornalisti per aver riferito ciò che stava accadendo.

L’ultimo indice sulla libertà di stampa nel mondo redatto da Reporter senza Frontiere, classifica il Camerun al 129esimo posto su 180 paesi. (Voice of America)

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