Camerun

Il presidente del Camerun, Paul Biya, ha promesso ieri di trovare una via d’uscita al conflitto che da due anni paralizza le due regioni anglofone del paese, ma soprattutto ha ordinato ai separatisti di deporre le armi, affermando che «i fautori della guerra» responsabili di «nuocere alla nostra unità nazionale promuovendo la secessione» saranno fermati con ogni mezzo dal governo, «non solo in base al rigore della legge ma anche grazie alla determinazione delle nostre forze di sicurezza e difesa».

Lo ha fatto durante il discorso pronunciato in occasione della cerimonia di giuramento per il suo settimo mandato presidenziale di sette anni, ottenuto nelle contestate elezioni del 7 ottobre scorso, da lui vinte con il 71,28% dei voti. 

Queste dichiarazioni arrivano poco dopo la notizia del rapimento, e del successivo rilascio oggi, di 78 studenti della Presbyterian Secondary School nella città di Bamenda, capitale della regione anglofona del North-West. Secondo fonti militari il rapimento è stato effettuato da gruppi armati separatisti dell’Ambazonia, che però hanno negato sui social network, ribaltando invece la responsabilità sul governo.

Oggi i sequestratori hanno liberato tutti i bambini e un autista, ma hanno ancora nelle loro mani il preside e un insegnante della scuola.

Le violenze nelle regioni anglofone del Camerun sono riesplose in concomitanza con le elezioni presidenziali dello scorso 7 ottobre, vinte da Biya (85 anni, di cui 36 al potere). Secondo quanto rivelato da Amnesty International sarebbero almeno 400 le persone rimaste uccise dall’inizio dell’anno negli scontri che scuotono le due regioni occidentali.

Questo rapimento avviene anche pochi giorni dopo che Sisiku Ayuk Tabe, il leader secessionista anglofono che si è autoproclamato presidente della Repubblica di Ambazonia, è apparso per la prima volta dopo mesi davanti a un giudice della Corte d’appello di Yaoundé, insieme a nove coimputati. (Reuters)

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