Camerun: cambi ai vertici delle forze armate, Biya inizia la corsa alla rielezione
Camerun Politica e Società
Il presidente ha promosso alcune figure molto influenti (e potenzialmente pericolose)
Camerun: cambi ai vertici delle forze armate, Biya inizia la corsa alla rielezione
Il capo di stato più anziano al mondo ha annunciato la sua candidatura al voto di ottobre pochi giorni fa
17 Luglio 2025
Articolo di Brando Ricci
Tempo di lettura 7 minuti
Paul Biya a la moglie Chantal Biya a una parata militare (Crediti: AFP)

Ridefinire i vertici delle forze armate è stata una delle prime mosse decise dal presidente del Camerun, Paul Biya, dopo l’annuncio della sua candidatura alle prossime elezioni di ottobre, avvenuta la scorsa settimana. Una decisione che potrebbe essere motivata dall’esigenza di proteggersi le spalle lungo il cammino verso e oltre le urne.

Il capo di stato ha 92 anni, è il più anziano al mondo e guida il paese da oltre quattro decenni. A ottobre corre per l’ottavo mandato consecutivo e le speculazioni sul suo stato di salute tengono banco da mesi. La decisione di ricandidarsi è stata accolta con perplessità dalle opposizioni. Nelle scorse settimane invece, spaccature nette sono emerse anche nel fronte della maggioranza. Il mistero di chi condurrà la campagna e la competizione fra diverse figure chiave dell’entourage di Biya getta ancora più benzina sul fuoco.

Il rimpasto 

Innanzitutto, i fatti. In settimana Biya ha ordinato con una serie di decreti una riorganizzazione degli alti ranghi delle forze armate e della gendarmeria. Con i vari provvedimenti sono stati sostituiti i vertici di fanteria, aeronautica e marina, mentre otto generali di brigata sono stati promossi al grado di generale.

Biya ha inoltre nominato il generale di divisione aerea Emmanuel Amougou “Capo di stato maggiore particolare” della presidenza, un ruolo che non ha veri e propri omologhi nel sistema italiano della difesa ma la cui funzione sarà coordinare i rapporti fra il capo di stato e i vari reparti delle forze armate. Il presidente ha anche designato il vice ammiraglio Joseph Fouda consigliere speciale della presidenza della Repubblica.

Biya ha annunciato anche una nuova carica ai vertici camerunesi della Multinational Joint Task Force (MJTF), ente di cooperazione militare dei paesi del Bacino del Lago Ciad nato nel 1994 e nel tempo riorientato soprattutto al contrasto della milizia nota come Boko Haram.  La task force, che è composta anche da Ciad, Nigeria e Benin, è stata di recente abbandonata dal Niger e più in generale non sembra godere di buona salute in termini efficacia e coesione interna.

Quali figure sono state promosse 

Le nuove nomine volute da Biya appaiono piuttosto significative. Fra i generali di brigata promossi c’è François Pelene, che prima della nuova nomina era a capo del più potente reparto speciale delle forze armate camerunesi, il Bataillon d’Intervention Rapide (BIR). Questo corpo d’élite può contare su circa 9mila uomini fra militari e personale civile ed è stato addestrato da istruttori statunitensi e israeliani mentre sempre israeliane sono le strumentazioni che gli permetterebbero di fare anche attività di intelligence.

Il BIR è ritenuto il cardine dell’attuale sistema di sicurezza del presidente, composto anche dalla guardia presidenziale e dai cosiddetti Headquarters Brigade e, di conseguenza, un tassello fondamentale nel quadro di un eventuale, complesso scenario post-Biya. In mancanza di una leadership ben definita infatti, un corpo così influente e tecnicamente equipaggiato potrebbe facilmente imprimere una direzione al paese secondo il proprio volere o il volere dei propri sponsor politici.

Fra le altre nomine degne di nota, e cariche di possibili retroscena, c’è quella che riguarda il vice ammiraglio Fouda. Ritenuto da molti la figura più importante nell’entourage del presidente per anni, sul finire del 2024 il dirigente militare è rimasto coinvolto in un delicato caso di frodi interne alle alte sfere della politica del paese.

Secondo alcune ricostruzioni, è proprio in questo contesto che Fouda sarebbe entrato in forte attrito con l’influente premiere dame, Chantal Biya. Da lì sarebbe seguito un rapido allontanamento dalle stanze che contano. Questo riavvicinamento fa pensare che Biya voglia invece poter contare (o poter controllare) su delle figure con potere come Fouda.

Va poi considerato che il Camerun è situato geograficamente in un delicato punto di convergenza fra Sahel, Golfo di Guinea e Bacino del Congo e che non sembra per ora voler riconfigurare la sua rete di alleanze internazionali come stanno facendo invece altri paesi dell’area. Yaoundè a esempio, si mantiene vicina a Parigi mentre molti dei paesi della regione costringono le forze francesi al ritiro dai loro territori

Oltre alle dietrologie e alle proiezioni di tipo politico, avvicendamenti nelle forze armate come quelli imposti da Biya hanno quindi un valore anche per altre ragioni. Il paese è attivo militarmente su due fronti: il contrasto ai gruppi armati riconducibili a Boko Haram nel nord e il conflitto con le milizie separatiste nelle regioni a maggioranza anglofona del Nord e del Sud-Ovest. Cambi ai vertici delle forze armate possono determinare delle svolte anche in questi scenari di instabilità.

Certo è, però, che la fase politica pre-elettorale che sta attraversando il paese appare complessa, forse come mai prima d’ora. Biya ha sciolto le riserve sulla sua candidatura solo pochi giorni fa, dopo mesi di incertezza (e dopo un prolungato periodo di assenza dalla scene l’anno scorso). L’annuncio della sua corsa alla presidenza, tramite una breve lettera diffusa sui social, ha scatenato reazioni ostili o perplesse da parte delle opposizioni e della società civile.

L’avvocatessa e attivista per i diritti civili Alice Nkom ha parlato di «pericolosa ostinazione» da parte del presidente, denunciando come il capo di stato «voglia morire al potere» ed esortando la cittadinanza camerunese a «dire di no» al tentativo del presidente di mantenersi alla guida del Camerun.

Per il leader del Peuple uni pour la rénovation sociale (PURS), Serge Espoir Matomba, la mossa di Biya era «prevedibile». Secondo il dirigente del partito di opposizione il capo di stato vuole tenersi il potere ma stavolta «non saranno semplici elezioni, ma un momento decisivo in cui il popolo dovrà scegliere tra passato e futuro».

La scelta di Kamto 

I partiti di minoranza non sembrano per adesso in grado di contrastare il presidente in modo compatto, ma un’evoluzione delle ultime ore potrebbe costituire una novità importante. L’ex candidato alla presidenza e storico leader delle opposizioni Maurice Kamto, potrebbe annunciare già domani 18 luglio la sua candidatura col partito Mouvement africain pour la nouvelle indépendance et la démocratie (Manidem), secondo quanto riferito da quotidiani locali.

Questa formazione fa parte della coalizione che ha giurato di sostenere Kamto alle urne a ottobre ma non è il partito di cui il politico è presidente, ovvero il Mouvement pour la Renaissance du Cameroun (MRC).  Questo cambiamento promette di unire le opposizioni ma, forse soprattutto, serve ad aggirare un ostacolo che appariva insormontabile: l’MRC, che nel 2020 aveva boicottato le elezioni legislative e locali, non dispone di rappresentanti eletti e quindi, stando all’ordinamento del Camerun, non potrebbe esprimere candidati alla presidenza.

Un discorso questo, che non vale per Manidem, che può contare su un consigliere comunale a Douala, capitale economica del paese.

Le defezioni nella maggioranza 

Brutte notizie per Biya quindi, e per la prima volta dalle opposizioni. A oggi infatti, le note più sgradevoli erano arrivate dalla stessa maggioranza. Nei mesi scorsi l’ormai ex ministro del Lavoro Issa Tchiroma Bakary si è dimesso e ha annunciato la sua candidatura. Poco dopo, l’ex dirigente del governo è stato seguito da Maïgari Bello Bouba, da oltre 10 anni ministro del Turismo, ex premier e storico alleato di Biya alla guida della sua Union nationale pour la démocratie et le progrès  (UNPD).

Due defezioni importanti, che potrebbero diventarlo ancora di più qualora questi due politici dovessero allearsi con Kamto. Negoziazioni a questo fine sarebbero in corso, stando a quanto riporta la stampa locale.

Una campagna elettorale difficile 

Non da ultimo, anche la cerchia più prossima al presidente sembra presentare elementi controversi. Innanzitutto, vista la tarda età del capo di stato, ci si chiede chi girerà il paese per portare avanti la campagna elettorale. Un nome sulla bocca di tutti già c’è, quello dell’influente segretario generale alla presidenza Ferdinand Ngoh Ngoh, in carica dal 2011.

Ngoh Ngoh è già stato messo a capo di un informale “comitato strategico” per la gestione della campagna, annunciato in realtà ben prima che il presidente confermasse la sua candidatura. Nel gruppo fanno parte anche figure ritenute rivali del segretario, come Samuel Mvondo Ayolo, a capo del gabinetto civile della presidenza. E in tutto questo, è chiaro che anche la first lady giocherà un ruolo di primo piano.

Sullo sfondo, apparentemente esclusa, resta la macchina del partito del presidente, il Rassemblement démocratique du peuple camerounais (RPDC). Lo scenario appare quindi intricato. Forse tale da giustificare la necessità di avere dei militari leali alle proprie spalle.

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it
Africae 2026