Il governo del Camerun ha dichiarato guerra alle chiese pentecostali. Sulla scia di un tragico evento di cronaca, il ministro dell’Amministrazione Territoriale Paul Atanga Nji ha annunciato una vasta operazione di repressione che dovrebbe portare alla chiusura nelle prossime settimane di almeno 1.400 di queste chiese.
L’annuncio è avvenuto dieci giorni dopo l’omicidio di una bambina di 11 anni nella capitale Yaoundé, nella notte tra il 27 e il 28 giugno scorso. La presunta colpevole, membro di una di queste chiese, ha affermato di aver agito sotto l’influenza di un leader religioso.
La donna, successivamente arrestata, aveva colpito la bambina con 17 coltellate, secondo il referto del medico legale. Durante l’interrogatorio, per l’appunto, la sospettata ha dichiarato di essere stata influenzata da un “profeta” della chiesa che frequentava, il quale l’avrebbe convinta che sacrificare un bambino o una bambina l’avrebbe aiutata a superare le sue difficoltà finanziarie.
Mentre le indagini proseguono per accertare le responsabilità di questa tragedia, l’intera comunità delle chiese revivaliste si sta interrogando. La risposta del governo è stata drastica: tutte le 1.400 chiese che si trovano in una situazione di irregolarità e operano illegalmente sul territorio camerunese, dovranno chiudere i battenti.
Atanga Nji ha fatto notare che «la fede non può più essere sopra la legge». Il ministro ha poi precisato che la situazione di anarchia che caratterizza molti gruppi pentecostali, alimentata dal «principio di tolleranza amministrativa» da parte delle autorità governative, ha permesso l’apertura di centinaia di luoghi di culto nella capitale e in tutto il paese, senza alcuna autorizzazione legale. E questo, ha concluso, non sarà più tollerato.
Come noto, negli ultimi trent’anni, il numero di chiese neo-pentecostali è cresciuto costantemente in tutto il continente africano. Si tratta di movimenti che traggono origine dal protestantesimo anglosassone, chiamati pentecostali, neo-pentecostali o revivalisti.
A questi movimenti in espansione in Africa Nigrizia ha dedicato un approfondimento nella “Bussola” di febbraio 2026.