Camerun / Elezioni / Biya presidente

L’85enne presidente del Camerun, Paul Biya, è stato ufficialmente rieletto ieri, senza sorprese, con il 71,28% dei consensi, per un settimo mandato settennale alla testa del paese, che guida già da 36 anni. I risultati del voto del 7 ottobre sono stati annunciati ieri dal Consiglio Costituzionale, dopo il rigetto, il 19 ottobre, dei ricorsi presentati dall’opposizione, e in particolare dal Mouvement pour la renaissance du Cameroun (MRC) e dal Social Democratic Front (SDF).

Biya vince in nove regioni su dieci, con i più ampi consensi in tre dipartimenti del nord: il 79% in Adamawa, l’89% nell’Estremo Nord, l’81% nel Nord. Vince anche ampiamente nel Centro e nell’Est e ottiene il 92,91% dei voti nella sua roccaforte del Sud. Nelle due regioni anglofone separatiste che avevano chiamato al boicottaggio l’affluenza è stata bassa, ma il presidente ottiene comunque l’81,74% nel North-West (con il 5,36% di votanti) e il 77,69% nel South-West (con il 15,94% di votanti). In quest’ultima il conflitto armato in corso tra indipendentisti ed esercito ha fatto 15 morti sabato, 13 secessionisti e 2 civili.

Solo il Littoral (la cui capitale è Douala, la capitale economica) gli sfugge. Qui il candidato dell’MRC Maurice Kamto, che aveva rivendicato la vittoria all’indomani delle elezioni, ha ottenuto il 38,60% dei voti e Biya il 35,75%.

A livello nazionale Kamto, secondo questi risultati ufficiali, arriva secondo con il 14,23% dei voti, seguito da Cabral Libii, (Univers), con il 6,28% dei voti. In quarta posizione Joshua Osih del SDF, che era il principale partito dell’opposizione camerunense, e che ottiene solo il 3,35%.

Tutti gli oppositori contestano i risultati e parlano di un voto manipolato. Il Consiglio costituzionale ha invece definito ieri le elezioni “libere, trasparenti e pacifiche, nonostante la situazione della sicurezza nelle regioni di North-West e South-West”.  Cauta la reazione del segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres che ha detto d’aver “ha preso nota” dei risultati, chiedendo, in caso di controversie, di seguire “la via legale” e di “privilegiare il dialogo”. (Jeuneafrique / Radio France Internationale)

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