Camerun

Il presidente del Camerun Paul Biya ha annunciato martedì la convocazione a fine settembre di un “grande dialogo nazionale” per tentare di porre fine al conflitto in corso dal 2016 tra gruppi separatisti di lingua inglese e forze di sicurezza, nelle due regioni anglofone occidentali.

L’incontro sarà presieduto dal primo ministro Joseph Dion Nguté e riunirà le varie componenti sociali, compresi i rappresentanti delle forze di difesa e di sicurezza, nonché quelle dei gruppi armati. Le parti interessate citate da Biya sono “parlamentari, politici, opinion leader, intellettuali, operatori economici, autorità tradizionali, autorità religiose, membri della diaspora”.

Biya ha assicurato che gli incontri si concentreranno su “questioni di interesse nazionale” tra cui “unità nazionale”, “integrazione nazionale” e “convivenza”. Questi sono temi che, per estensione, riguardano specificamente le popolazioni di lingua inglese e includono “bilinguismo, diversità culturale e coesione sociale, sistema di istruzione e giustizia, decentralizzazione e sviluppo locale”.

Per molti osservatori questo discorso segna una svolta, perché per la prima volta, il presidente si è espresso pubblicamente e chiaramente a favore del dialogo sulla crisi anglofona. Ma in molti hanno espresso scetticismo, anche perché non vi parteciperanno le frange indipendentiste più estremiste.

Secondo una fonte ben informata, riporta Radio France International, gli incontri potrebbero svolgersi al palazzo dei Congressi di Yaoundé ed essere trasmessi in diretta sulla televisione nazionale. Il governo avrebbe già preso contatti sul campo con diverse fazioni separatiste. Alcuni sarebbero disposti a dialogare, mentre altri pongono condizioni, come il rilascio di tutti i prigionieri di lingua inglese, tra cui Sisiku Ayuk Tabe che è appena stato condannato all’ergastolo.

Un anno fa, il cardinale Christian Tumi, arcivescovo emerito di Douala, aveva preso l’iniziativa di organizzare una conferenza generale per trovare una soluzione alla crisi. Ma l’idea fu respinta da Yaoundé e l’iniziativa non ebbe mai successo. Oggi, secondo il cardinale, questo invito al dialogo del Capo dello Stato – 86 anni, al potere da 37 –  rappresenta comunque un progresso. (Jeuneafrique / Anadolu)