Camerun: insolito ultimatum dell’arcivescovo di Bamenda ai ribelli di Ambazonia
Camerun Chiesa e Missione Conflitti e Terrorismo Politica e Società
Dopo essersi rifiutato di pagare un riscatto, mons. Andrew Nkea Fuanya minaccia lo stop di tutte le attività pastorali se non saranno liberati il parroco di Babessi e il suo vicario entro il 26 novembre
Camerun: insolito ultimatum dell’arcivescovo di Bamenda ai ribelli dell’Ambazonia
25 Novembre 2025
Articolo di Redazione
Tempo di lettura 3 minuti
Mons. Andrew Nkea Fuanya

Dopo i reiterati rapimenti di cattolici e sequestri di sacerdoti, suore, collaboratori ecclesiali e fedeli laici avvenuti in Nigeria, si sono andati moltiplicando da tempo casi simili in Camerun.

Un segnale, per alcuni analisti, che la lotta dei separatisti anglofoni per ottenere la Repubblica di Amazonia si è andata configurando, e non da oggi, come attività di pura criminalità.

La controversia riguardante il territorio del Camerun risale al lontano 1961, quando venne attuata la riunificazione dei due Camerun, già colonie francese e inglese, con la creazione di uno stato bilingue nel quale la minoranza anglofona si è da subito sentita marginalizzata dal governo centrale, controllato da politici francofoni.

«I frequenti rapimenti dei nostri preti e del personale della missione ci hanno messo con le spalle al muro e tutto questo deve finire immediatamente», ha dichiarato l’arcivescovo di Bamenda, nella regione del Nord-Est del Camerun, Andrew Nkea Fuanya, dopo aver rifiutato di pagare un riscatto.

Domenica 23 novembre ha fatto leggere in tutte le chiese una dichiarazione alquanto sorprendente per un leader ecclesiale, minacciando cioè di sospendere tutte le attività pastorali dell’arcidiocesi se non sarà liberato padre John Berinyuy Tatah, parroco di Babessi, rapito insieme al suo vicario il 15 novembre.

«Se padre John e il suo vicario saranno ancora prigionieri il 26 novembre – recita il messaggio – tutte le parrocchie, le scuole e le istituzioni cattoliche del decanato di Ndop saranno chiuse. I sacerdoti saranno evacuati per la loro sicurezza e il Santo Sacramento sarà rimosso dalle chiese».

La dichiarazione prosegue poi: «Se il 28 novembre padre John sarà ancora prigioniero, l’arcivescovo, il clero e i fedeli laici si recheranno a Baba I, luogo di detenzione dei due ostaggi, e se non potranno fare ritorno con loro, rimarranno sul posto finché non verranno rilasciati».

I due operatori pastorali sono stati sequestrati durante l’inaugurazione dell’istituto universitario PAX a Ndop. Sono stati catturati per l’appunto a Baba I (un villaggio a circa 60 km dalla città di Bamenda, nei pressi della città di Babessi) da alcuni uomini armati che si sono dichiarati combattenti dell’Ambazonia, il movimento separatista anglofono che da 10 anni lotta per ottenere l’indipendenza delle due regioni occidentali.

I leader del movimento, come accennato, avevano proclamato il 1° ottobre 2017 l’indipendenza dell’area anglofona del Camerun, denominandola Repubblica di Ambazonia.

Quanto ai rapimenti, va ricordato che già il 18 novembre erano stati catturati quattro sacerdoti e un laico inviati a negoziare la liberazione dei sacerdoti sequestrati, che furono infatti rilasciati, eccetto padre John Berinyuy, per la qual cosa l’arcivescovo ha deciso dunque che sospenderà tutte le attività pastorali.

Monsignor Nkea, riferendosi d’altro lato alle forze dell’ordine del governo, ha dichiarato: «Nella nostra arcidiocesi ci sono non solo sacerdoti cattolici, ma molti laici cattolici o di altra fede che cadono vittime di sequestri di persona, torture e violenze», ammonendo i militari, che dovrebbero mantenere l’ordine e proteggere la popolazione, «di non torturare i civili e non estorcere loro denaro».

Copyright © Nigrizia - Per la riproduzione integrale o parziale di questo articolo contattare previamente la redazione: redazione@nigrizia.it