Camerun / Proteste

Le forze di sicurezza in Camerun hanno soppresso con la forza una serie di manifestazioni sabato e domenica a Douala e Yaoundé, arrestando una cinquantina di attivisti dell’opposizione che esprimevano il loro rifiuto dei risultati delle elezioni presidenziali del 7 ottobre, rispondendo alla chiamata di Maurice Kamto, leader del Movimento per la Rinascita del Camerun (MRC).

Alcuni degli arrestati, tra cui anche l’avvocato Michèle Ndoki (che ha difeso in appello di Maurice Kamto al Consiglio costituzionale), sono stati in seguito rilasciati.

L’MRC ha anche denunciato che il quartier generale del partito a Douala è stato “saccheggiato” sabato dalle forze di sicurezza, dispiegate in forza dopo l’annuncio dei risultati, il 22 ottobre, nelle strade di Douala e Yaoundé per impedire queste dimostrazioni che l’opposizione intende organizzare fino alla cerimonia di insediamento del presidente Paul Biya, al potere da 36 anni, che ha ottenuto il suo settimo mandato settennale.

Sul voto resta invece divisa la chiesa cattolica camerunese che conta il 35% circa dei 24 milioni di abitanti del paese. L’arcivescovo metropolita Jean Mbarga ha celebrato ieri una messa speciale per salutare la vittoria di Biya, invitando tutti a riconoscerlo come presidente eletto.

Dichiarazioni in contraddizione con quelle della Conferenza episcopale, di cui Mbarga è membro. Samuel Kleda, arcivescovo di Douala e presidente della Conferenza episcopale, aveva criticato l’elezione, indicando come particolarmente sospetta la grande affluenza alle urne annunciata dalla commissione elettorale (ELECAM) nell’Estremo Nord, lungo il confine settentrionale del Camerun con la Nigeria.

I vescovi cattolici del Camerun sono da tempo divisi, anche se le diverse posizioni non sono mai state espresse pubblicamente come ora. Quando il movimento separatista nelle due regioni anglofone occidentali ha imbracciato le armi, Kleda ha condannato le truppe governative per la brutalità, mentre alcuni vescovi, tra cui Mbarga, hanno parlato di legittima difesa. La Conferenza episcopale in più occasioni si è proposta come mediatrice del conflitto. (Anadolu  / Voice of America)