Camerun: non candidabile Kamto. Il dissenso resta fuori dal voto
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Non rese pubbliche le motivazioni con sospetti di interferenze orchestrate per impedire l’accesso a figure sgradite
Camerun: non candidabile Kamto. Il dissenso resta fuori dal voto
Mentre il capo dello stato più vecchio al mondo, Paul Biya, si prepara a correre per il suo ottavo mandato, il principale avversario viene al momento estromesso dalla corsa elettorale. Decisione controversa, che sta alimentando le critiche di chi denuncia un sistema disegnato per escludere ogni competizione reale. Si teme un’escalation nelle regioni già segnate da conflitti
28 Luglio 2025
Articolo di Giba
Tempo di lettura 9 minuti
Elaborazione Chatgpt

Un paese politicamente immobile. La commissione elettorale del Camerun (ELECAM) ha respinto la candidatura di Maurice Kamto alle elezioni presidenziali del 12 ottobre, escludendo dalla corsa il principale oppositore del presidente Paul Biya.

Il brontosauro della politica mondiale si ricandida e non vuole ostacoli. Deve già badare all’età (92 anni) e agli acciacchi.

La decisione della commissione, annunciata il 26 luglio, ha ridotto a 13 i candidati ammessi su 83 domande presentate, senza fornire motivazioni ufficiali per l’esclusione dell’avvocato 71enne che ha comunque presentato ricorso al Consiglio costituzionale.

Kamto, arrivato secondo nelle elezioni del 2018 con il 14% dei voti contro il 71% attribuito a Biya, aveva tentato di aggirare i vincoli normativi che impedivano al suo Movimento per la rinascita del Camerun (MRC) di presentare candidati.

Il partito, infatti, non dispone di rappresentanti eletti in parlamento o nei consigli locali, requisito necessario per la candidatura. Per questo motivo, Kamto si era recentemente unito al Movimento africano per la nuova indipendenza e la democrazia (MANIDEM), che gode di rappresentanza locale.

Divisioni nel MANIDEM

La momentanea esclusione appare legata alle divisioni interne al MANIDEM. Mentre Kamto era stato ufficialmente designato dal leader storico Anicet Ekane, un rivale, Dieudonné Yebga, rivendicava la leadership del partito e aveva presentato una candidatura alternativa, anch’essa respinta.

Secondo diverse fonti, dietro l’ascesa di Yebga ci sarebbe il ministro dell’amministrazione territoriale Paul Atanga Nji, creando il pretesto per squalificare Kamto per mancanza di sostegno legittimo.

Le registrazioni audio

La polemica è alimentata da registrazioni audio ampiamente diffuse sui social media, in cui si può ascoltare una conversazione telefonica tra due individui, uno dei quali viene presentato come Dieudonné Yebga.

In particolare, rivela le motivazioni che lo avrebbero spinto a presentare la sua candidatura a fianco di Maurice Kamto. Citando la sua frustrazione personale in seguito ai negoziati che hanno portato alla nomina di quest’ultimo come candidato di Manidem, accusa anche Anicet Ekane, presidente del partito, di cui contesta la leadership, di aver condotto le discussioni in modo poco trasparente

Ma Kamto non pare aver mollato la presa. Nella sua tradizionale uscita del lunedì intitolata Il pensiero di MK, invita a «non indebolirsi di fronte alle difficoltà».

L’avvertimento con l’arresto

La sua pericolosità per Biya si era rivelata anche alla fine dello scorso maggio, quando, poco dopo aver tenuto un raduno di massa con la diaspora a Parigi, è stato posto agli arresti domiciliari. È andata peggio ad alcuni dei suoi sostenitori che sono stati anche rinchiusi nelle celle della polizia per due giorni.

Più di un analista ha sottolineato, tuttavia, che neppure l’eventuale candidatura di Kamto sarebbe unitaria e in grado di raccogliere ampi consensi. È considerato troppo attento alla sua regione di origine (è nato a Bafoussam, nell’ovest del paese), e in particolare alla sua etnia i bamiléké, il maggior gruppo etnico del paese, che rappresenta circa il 22% della popolazione totale. Gruppo al quale appartengono numerosi importanti imprenditori, ma pochi politici di peso.

L’eterno presidente

Paul Biya, 92 anni e capo di stato più anziano al mondo, si candida per l’ottavo mandato dopo 43 anni al potere, iniziato nel 1982. Ha formalmente annunciato la sua candidatura il 13 luglio, ignorando le richieste di dimissioni provenienti dall’interno e dall’estero. «Insieme, non ci sono sfide che non possiamo affrontare», ha scritto su X. «Il meglio deve ancora venire».

In un paese dove l’età media è di 18 anni e l’aspettativa di vita si attesta a 63 anni, la longevità del presidente contrasta nettamente con la demografia nazionale.

I governi decennali di Biya sono stati accompagnati da un calo dell’affluenza alle urne: il tasso di astensione alle elezioni del 1992 era del 19,6%, nel 2018 aveva raggiunto il 46,7%.

Le sfide del paese

Il regime deve affrontare crescenti sfide, dalle accuse di corruzione endemica al sanguinoso conflitto secessionista nelle province anglofone che ha costretto migliaia di persone a lasciare le scuole, oltre ai conflitti con i jihadisti nella regione dell’estremo nord e alle bande criminali dedite ai rapimenti nel cosiddetto “triangolo della morte”, vicino ai confini con il Ciad e la Repubblica Centrafricana.

I sostenitori del Movimento democratico popolare camerunese (CPDM), al potere, sottolineano la performance economica complessiva del paese rispetto ai suoi vicini e preferiscono la stabilità all’ignoto.

Mandato “divino”

Alcuni credono addirittura che il mandato di Biya sia divino. «Nessuna autorità può esistere se non proviene da Dio», sostiene Antoine Nkoa, autore dell’opuscolo di 51 pagine 10 buoni motivi per votare Paul Biya nel 2025, sentito dal Guardian. Nkoa, che vive nella capitale Yaoundé, ha affermato di non aver mai incontrato il presidente, ma di aver avuto una visione mattutina del presidente più anziano del mondo che vinceva di nuovo.

Anche i cittadini di lingua francofona esprimono crescente insoddisfazione per le condizioni economiche, occupazionali e politiche del paese. L’opinione pubblica è consapevole delle incertezze legate alle condizioni fisiche e cognitive del presidente, che nelle sue sporadiche apparizioni pubbliche ha mostrato evidenti segni di assenza e disorientamento.

Gli esperti temono poi che le crisi concomitanti possano rendere più difficile il voto in alcune zone, favorendo di fatto Biya. Le elezioni si svolgono pochi giorni dopo che i separatisti hanno proclamato l’indipendenza dello stato separatista di Ambazonia.

Le violenze elettorali del 2018

Nel 2018, almeno sette persone, tra cui un sacerdote, furono uccise dalle forze di sicurezza durante il weekend elettorale a Buéa e Bamenda, le principali città del Camerun anglofono.

Se verrà confermata l’esclusione di Kamto dalla competizione elettorale, è alta la possibilità dello scoppio di tensioni nel paese. Per questo le autorità hanno dispiegato massicce forze di sicurezza attorno alla sede dell’ELECAM e lungo le principali arterie di Yaoundé e Douala in previsione di possibili proteste. Il Dipartimento per la sicurezza delle Nazioni Unite aveva avvertito che l’annuncio della lista dei candidati avrebbe potuto scatenare manifestazioni nella capitale.

Due ministri candidati. Ma uno è finto

Il regime di Biya affronta per la prima volta anche significative (apparenti?)  defezioni interne. Due storici alleati, nonché ministri del suo esecutivo, Bello Bouba Maigari e Issa Tchiroma Bakary, hanno annunciato candidature autonome, rompendo alleanze trentennali.

La candidatura di Tchiroma, 76 anni, appare genuina: si è dimesso da ministro del Lavoro prima di annunciare la sua corsa con il Fronte per la salute nazionale del Camerun, FSNC. Potrebbe rivelarsi, invece, più tattica e di “servizio” quella di Maigari. Il 78enne presidente dell’Unione nazionale per la democrazia e il progresso (UNDP) e ministro del Turismo ha visto respinte le sue dimissioni dall’esecutivo, nonostante la candidatura.

La sua carriera ministeriale ha viaggiato in parallelo con quella di Biya: il primo incarico governativo risale al gennaio 1982 (anno del primo mandato dell’attuale presidente). A novembre divenne primo ministro.

L’arte del dividi et impera

Tra i detrattori, l’attuale presidente è considerato un maestro del dividi et impera. Per anni, il CPDM è stato accusato di sponsorizzare partiti politici per creare confusione tra i ranghi dell’opposizione e fazioni separatiste armate per fomentare il caos.

Le defezioni hanno comunque spinto Ferdinand Ngoh Ngoh, segretario generale della presidenza e braccio destro di Biya, a organizzare consultazioni d’urgenza con i membri del partito governativo in tutte le dieci regioni del paese per arginare ulteriori abbandoni.

Sistema elettorale contestato

Alcuni partiti dell’opposizione stanno boicottando le elezioni, come fa il Partito popolare camerunese di sinistra guidato da Kah Walla, che denuncia continui episodi di molestie: «Nell’ultimo anno, il mio ufficio è stato circondato da carri armati della polizia e idranti. Se non posso tenere una normale riunione politica, allora di sicuro non posso candidarmi alle elezioni… è un’aberrazione anche solo chiamare queste cose elezioni».

Il suo partito sta boicottando le elezioni, come fece nel 2018, chiedendo invece riforme serie. «Dico sempre ai camerunesi: se ci chiedessero di andare a un torneo di calcio, diciamo in Nigeria, e gli arbitri fossero nigeriani, le persone che permettessero l’ingresso allo stadio fossero nigeriane e lo stadio fosse su una collina con la Nigeria in cima e le altre squadre in fondo, i camerunesi direbbero di riportare la squadra a casa”.

L’appello dei vescovi per elezioni trasparenti

Anche la Chiesa cattolica ha preso posizione. La Conferenza episcopale camerunese ha pubblicato in aprile una lettera pastorale che delinea le qualità del candidato ideale: «integrità, umiltà, modestia e leadership morale». I vescovi sottolineano che il futuro capo di stato «non deve utilizzare il suo potere per arricchirsi o sottomettere la popolazione» e deve essere «capace di solcare l’intero paese, visitando ogni regione almeno una volta durante il suo mandato».

Una chiara dichiarazione di voto contro Biya, impossibilitato per ragioni anagrafiche e di salute a visitare tutte le regioni del paese.

La Chiesa cattolica critica apertamente il sistema elettorale camerunese per «mancanza di trasparenza, giustizia ed equità», denunciando «violenze durante le campagne elettorali, candidati non ben accetti in alcune circoscrizioni, registri elettorali manomessi e compravendita di voti».

I vescovi propongono l’adozione di un «codice di condotta elettorale» per garantire elezioni «giuste, libere, credibili e trasparenti».

Scenari per ottobre

L’MRC spera di mobilitare gli indecisi e i disinteressati affinché votino in massa per Kamto, se il Consiglio costituzionale dovesse rimetterlo tra i candidati.

Il leader dell’opposizione aveva due giorni per presentare ricorso contro la sua esclusione. Nel campo dell’opposizione, altri candidati includono l’avvocato anti-corruzione Akere Muna, il leader del Fronte social democratico Joshua Osih e il parlamentare Cabral Libii. L’unica donna in corsa è Patricia Tomaino Ndam Njoya, sindaca di Foumban.

Un nuovo Gabon?

Alcuni esperti sostengono che uno scenario post-elettorale potrebbe essere una ripetizione degli eventi in Gabon, dove la rielezione di Ali Bongo nell’agosto 2023 ha scatenato disordini e un colpo di stato. C’è la sensazione che molti camerunesi si troveranno bene in entrambi gli scenari.

L’esclusione di Kamto potrebbe replicare lo scenario del 2018, quando la frammentazione dell’opposizione facilitò la vittoria di Biya. Tuttavia, le defezioni interne e le crescenti tensioni sociali rendono l’esito di ottobre meno scontato rispetto al passato, in un paese dove il controllo del potere clientelare e delle istituzioni rimane nelle mani del presidente uscente.

Essendo il sistema elettorale a turno unico, è probabile che Biya possa strappare ancora la vittoria. Ma con una percentuale più bassa (le previsioni dicono inferiore al 50%, trucchi a parte) rispetto alle ultime elezioni del 2018, quando ottenne il 71,28%. Sempre che la sua salute regga.

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