Camerun / Rapimenti / Diritti Umani

Tre preti cattolici sono stati rapiti sabato scorso nella regione anglofona di South-West. Si tratta di p. Jude Thaddeus Langeh Basebang, di p. Placide Muntong e di uno studente della stessa congregazione religiosa, i clarettiani (Missionari Figli del Cuore Immacolato di Maria).

I tre sono stati rapiti il 24 novembre da uomini armati sulla strada per Munyenge, dove si stavano recando per una missione di evangelizzazione e di assistenza presso la locale parrocchia. Al momento non si hanno ulteriori notizie sull’identità dei rapitori.

Nella crisi che sconvolge da oltre due anni le due regioni anglofone del Camerun, si contano sempre più vittime, anche tra gli uomini di Chiesa. Il 21 novembre p. Cosmas Omboto Ondari, un missionario di nazionalità keniana appartenente alla Società missionaria di San Giuseppe di Mill Hill, è stato ucciso a Kembong, a pochi chilometri da Mamfe, capoluogo della regione anglofona di South-West.

L’esercito e i secessionisti si incolpavano a vicenda per il crescente massacro di civili.

Sulla televisione anglofona e sui social network, attivisti di lingua inglese accusano l’esercito camerunese di massacrare e bruciare i civili con prodotti chimici. «Diversi civili sono stati uccisi e bruciati con sostanze chimiche giovedì dall’esercito. Non siamo lontani dal genocidio del Rwanda. La comunità internazionale deve intervenire», ha detto l’attivista Mark Bareta sulla televisione del presunto stato di Ambazonia. L’esercito ha respinto le accuse.

Ad ottobre il consigliere speciale delle Nazioni Unite per la prevenzione del genocidio, Adama Dieng, ha chiesto un’indagine indipendente su ciò che ha descritto come i «molti crimini atroci commessi» da entrambe le parti.

La violenza nell’area di lingua inglese ha provocato almeno 400 morti e centinaia di migliaia di sfollati, con i civili presi di mira sia dai militari che dagli indipendentisti. (Fides / Anadolu / La Croix)